Brian De Palma, tra Hitchcock e la New Hollywood. Il 35 TFF dedica una retrospettiva al grande regista

Brian De Palma è tra i più grandi registi della New Hollywood, ma il suo nome accostato a quello di Scorsese, Coppola, Spielberg, Lucas sembra non avere, almeno nel nostro panorama cinematografico, la stessa rilevanza.

 

brian de palma

Da questa convinzione è nata l’idea della rassegna dedicata al regista e curata dalla direttrice del 35 TFF Emanuela Martini, una retrospettiva biblica che comprende tutta la filmografia di De Palma, fatta eccezione per cinque cortometraggi, un veicolo di visione e revisione di capolavori universalmente riconosciuti come The Untouchables, Scarface, Carlito’s Way, Femme Fatale, Phantom of the Paradise, e di pellicole meno note o di cui si è parlato meno nel circuito cinematografico (anche se i cinefili della prima ora dissentiranno) come Dressed To Kill, The Black Dahlia, Sisters, Body Double (Omicidio a luci rosse).

Carrie Brian De Palma

Carrie

A onor del vero, in questi giorni, io per prima ho recuperato pellicole di una importanza e di una monumentalità visiva che ignoravo (lo scrivo a testa bassa non solo per controllare le dita sulla tastiera). De Palma non ha niente da invidiare ai grandi colleghi cineasti, la sua idea di cinema al contrario va oltre il racconto, ogni inquadratura rivela un’idea precisa di stile, una raffinatezza (la cura dei dettagli), che distoglie per un attimo dalla logica della narrazione, dal quel contenuto che rimane comunque presente e ci conduce nelle vie impervie della forma, perché se il corpo di una storia può essere visto, le sue intenzioni invece possono essere solo immaginate e renderle chiare è appannaggio di pochi, pochissimi. Brian De Palma ci riesce magnificamente, guardando un suo film ci sembra quasi di sapere cosa nasconde un personaggio e non è qualcuno a raccontarcelo ma qualcosa, un oggetto di scena, un abito, la scelta di un’inquadratura e il suo “ipercinema”, i suoi evidenti e dichiarati riferimenti al cinema di Hitchcock, in primo luogo (Dressed to Kill fa chiarissime allusioni a Psycho e sembra quasi di riesumare a tratti il corpo di Norman Bates,  e Femme Fatale a Vertigo) ma anche di Ėjzenštejn e de La corazzata Potëmkin (come nella scena della carrozzina di The Untouchables, stella al petto della Storia del cinema) o di Godard, lo stesso De Palma ambiva a diventare il “Godard americano”, un teorico e al tempo stesso alchimista di immagini. Tutti questi riferimenti sembrano riprendere storie incompiute o mai concluse, come se i personaggi  hitchcockiani aspettassero solo di essere richiamati in scena.

Dressed To Kill

Dressed To Kill

Complici, ovviamente, i temi trattati: quello del doppio, che si duplica come uno specchio frammentato in più di una sua pellicola, quello del tempo che non ha una sua logica consequenziale, una sua linearità ma che presenta molteplici facce e vie di ingresso o di fuga,  per consentirci di essere o diventare realmente ciò che siamo (il cosa sarebbe stato se di Sliding doors di Peter Howitt, per intenderci, ma senza una reale biforcazione); un tempo, dunque, che non ci condanna se scegliamo di non sentirci eterni condannati, che possiamo toccare e manipolare  se abbiamo l’astuzia e l’ardire di farlo. Complici anche le ambientazioni rétro dell’America proibizionista, complice l’occhio attento di De Palma, che apre più di una sua pellicola con inquadrature dall’alto (un’oggettiva irreale, anche definita plongèe) e taglia spesso l’immagine a metà, quello split screen che è diventato un suo marchio di fabbrica,  per osservare i personaggi in scena e avere tutto sotto controllo, come un Autore/Creatore o forse proprio come il tempo, e allora anche qui la scelta resta una grande illusione e il cinema il grande illusionista.

Scarface

Scarface

Ma De Palma ha realizzato anche un film classico, nel senso più autentico del termine, come The Untouchables che quest’anno ha compiuto 30 anni dall’uscita nelle sale, capolavoro di eleganza e fucina di espressioni rimaste per sempre nel vocabolario cinematografico del mondo intero (“Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo”, gridava l’Al Capone interpretato da Robert De Niro all’agente Eliot Ness, Kevin Costner, sulle musiche di Morricone ) e di eternare, nell’immaginario collettivo,  personaggi e nomi come quello di Tony Montana di Scarface (il signore della droga Al Pacino), assecondando il gusto per un genere in voga allora come oggi. Ennio Morricone alle musiche, ma anche Pino Donaggio, che ha composto per De Palma con Carrie, Lo sguardo di Satana, Dressed to Kill, Blow Out, Body Double, Raising Cain (Doppia personalità), ma anche per altri grandi nomi del cinema italiano come Dario Argento, la coppia Benigni-Troisi, Rubini; e a Donaggio Emanuela Martini ha voluto assegnare il premio “Gran Torino” alla carriera, prima della proiezione di Dressed to Kill.

Insomma, i capolavori li conoscete, ma tutta la periferia del cinema di De Palma, quella, vi ho convinti a recuperarla?