Cannes 2018. Quel che è stato e quel che sarà degli autori selezionati per il concorso

Si terrà dall’8 al 19 maggio l’edizione 2018 del Festival di Cannes che, dopo aver svelato il suo manifesto che ritrae il bacio tra Jean Paul Belmondo ed Anna Karina nel film “Il bandito delle 11” di Jean Luc Godard, ha annunciato i primi 18 film che prenderanno parte alla Selezione ufficiale. L’Italia torna in concorso con Matteo Garrone ed Alice Rohrwacher, mentre nella sezione “A certain regard” saremo rappresentati dal ritorno alla regia di Valeria Golino che presenterà “Euphoria” con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea.

 

cannes 2018

“Todos lo saben”

L’edizione numero 71 è stata preceduta dall’annuncio di alcune novità che hanno suscitato non poche polemiche. La prima riguarda la decisione di escludere dal concorso i film prodotti da Netflix e per questo non destinati alla distribuzione in sala, la seconda riguarda invece la scelta di eliminare le anteprime stampa del mattino, cosa che costringerà i giornalisti della carta stampata ad un vero e proprio tour de force per poter mandare in stampa gli articoli relativi ai film presentati in serata. “Il caso Netflix” in realtà non ha colto di sorpresa nessuno perchè era stato ampiamente anticipato un anno fa dopo che ben due suoi film, “Okja” di Bong Joon-ho e “The Meyerowitz stories” di Noah Baumbach, erano riusciti ad accedere ad un concorso da cui erano poi stati virtualmente esclusi dalle dichiarazioni del Presidente di Giuria, Pedro Almodovar, che si era apertamente detto contrario all’ipotesi che venissero premiati film che poi non sarebbero usciti nei cinema.

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Alice Rohrwacher

L’edizione dello scorso anno aveva creato parecchio malcontento tra i critici che avevano giudicato ampiamente insufficiente la qualità media delle opere e forse, proprio alla luce di quella delusione, immagino che non si stiano facendo salti di gioia davanti al cartellone di quest’anno, certamente di buon livello ma povero di appeal. Ad inaugurare il festival ci sarà uno dei pochi pezzi da novanta che il festival può vantare, quell’Ashgar Farhadi che con il suo “Todos lo saben” abbandona l’Iran per raccontare una storia familiare che si sviluppa tra Buenos Aires ed un paesino della Spagna. Il cast di prim’ordine vede protagonisti Javier Bardem, Penelope Cruz e Ricardo Darin. Altro nome attesissimo è certamente quello del maestro Jean Luc Godard che con “Le livre d’image”, storia suddivisa in 5 capitoli, si spera possa ancora regalare lampi della sua immensa classe dopo gli eccessi di sperimentazione della sua ultima opera“Addio al linguaggio”. Potremmo annoverare tra gli autori di maggiore prestigio anche Spike Lee, ma va detto che sono più di 10 anni che non ci regala un’opera particolarmente significativa. “BlacKkKlansman” sembra essere la sua grande occasione di riscatto con una storia ricca di tensione che racconta la vicenda vera di un poliziotto infiltratosi nel Ku Klux Klan fino a scalarne i vertici.

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“Dogman”

Dell’Italia abbiamo già accennato nel capitolo introduttivo. Ad accomunare la storia dei nostri due rappresentanti c’è il palmares che li ha visti entrambi già portare a casa il prestigioso Gran Prix de Jury che fu ad appannaggio di Matteo Garrone nel 2008 (“Gomorra”) e nel 2012 (“Reality”) e di Alice Rohrwacher nel 2014 (“Le meraviglie”). Garrone torna quest’anno sulla Croisette con “Dogman”, un film che sembra rievocare le atmosfere de “L’imbalsamatore”, con una storia di cruda violenza che si consuma in una terra sospesa tra la grande città e la natura incontaminata. Il racconto è ispirato alla vicenda criminale del Canaro della Magliana, che segnò la cronaca italiana a fine anni 80. Parte ancora dalle atmosfere agresti il racconto di Alice Rohrwacher, “Lazzaro Felice”, che ci propone il ritratto di un’anima pura, quella del giovane contadino Lazzaro, che dovrà misurarsi con le insidie della città per ritrovare una preziosa amicizia. In queste ore però in Italia si è parlato probabilmente più del grande assente che degli invitati. L’esclusione di “Loro” di Paolo Sorrentino è di quelle destinate a far discutere a lungo.

La pattuglia dei padroni di casa vanta oltre a Godard anche la presenza di Stephane Brizè che, dopo la parentesi del film in costume “Una vita” con cui era stato due anni fa in concorso a Venezia, torna ad affrontare con “En guerre” le tematiche sociali ed in particolare quelle del lavoro, come già aveva fatto molto bene con “La legge del mercato” (che era valso a Vincent Lindon la Palma d’oro per l’interpretazione maschile nel 2015). In lizza per la Francia ci sono anche i meno noti nomi di Christophe Honorè con “Plaire, aimer et courir vite” e di Eva Husson con “Les filles du soleil”.

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“Ash is purest white”

Di ottimo livello e costituita da autentici veterani del Festival è la schiera di autori asiatici. Kore-eda Hirokazu a Cannes aveva conquistato il Premio della Giuria con lo splendido Father and son e si era proposto ancora tra le migliori opere della rassegna nel 2015 con “Little sister” (a mio avviso uno dei più bei film in assoluto degli ultimi anni) e nel 2017 con “Ritratto di famiglia con tempesta”. Ora dopo essere stato nel 2017 in concorso anche a Venezia con “The third murder”, ribadisce la sua straordinaria prolificità presentando “Shoplifters”. Il cinese Jia Zhangke ha dalla sua un Leone d’oro conquistato nel 2006 con “Still life” e successivamente è stato in concorso a Cannes nel 2008 con “24 City”, nel 2013 con “Il tocco del peccato” e nel 2015 con “Al di là delle montagne”, quest’anno vi ritorna con “Ash is purest white”. Anche Lee Chang Dong conobbe la sua prima ribalta a Venezia con “Oasis” (2002) prima di traslocare, come tanti altri, a Cannes dove ha presentato nel 2007 “Secret Sunshine” (premio per la migliore interpretazione femminile) e nel 2010 lo stupendo “Poetry” (premio per la migliore sceneggiatura). Quest’anno presenta “Burning”. E’ un giovane che nel 2015 ha conquistato una menzione speciale a Locarno per “Happy hour” Ryusuke Hamaguchi che presenta “Asako I & II”. Un nome certamente di primissimo livello è anche quello di Jafar Panahi, l’iraniano vessato dalla censura nel suo paese, che ha alle spalle un Leone d’oro per “Il cerchio” ed un recente Orso d’oro per “Taxi Teheran”. Finora a Cannes si era visto solo nella sezione A certain regard con “Oro rosso”, quest’anno debutta in concorso con “Three faces”.

Cannes 2018

“Three faces”

Tra gli altri autori spicca il nome di Pawel Pawlikowski, il regista polacco vincitore di un Oscar con “Ida” è ora in concorso con “Zimna Wojna – Cold war”. Ancora da est arriva il russo Kirill Serebrennikov che nel 2016 si era visto ad A certain regard con “Parola di Dio – The student” ed ora presenta “L’etè”. Tanta curiosità si concentra su Nadine Labaki, autrice del delizioso “Caramel” e del buon “E ora dove andiamo?” (anch’esso presentato nella sezione A certain regard), che negli ultimi anni sembrava più concentrata sul ruolo di attrice e che torna ora alla regia firmando “Capernaum”. Autore di uno dei migliori horror degli ultimi anni, “It follows”, David Robert Mitchell è uno dei pochissimi rappresentanti della squadra americana al Festival dove si presenta con il thriller “Under the silver lake”. L’elenco dei film selezionati si chiude (per ora) con l’opera prima di A.B. Shawky “Yomeddine”, di cui si fatica a trovare notizie anche in rete.

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“Zimna Wojna – Cold war”

Tra gli autori che potrebbero andare a completare il cartellone con gli annunci delle prossime settimane si fanno i nomi di Lars Von Trier, a cui potrebbe essere tolta la scomunica inflittagli ai tempi di “Antichrist” per le sue dichiarazioni filonaziste  e di Terry Gilliam che dopo 20 anni di gestazione ha finalmente portato a compimento l’opera a cui più teneva “The man who killed Don Quixote” con Jonathan Price ed Adam Driver.

Presidente di Giuria dell’edizione 2018 del Festival di Cannes sarà Cate Blanchett.

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“The man who killed Don Quixote”