Caruso Pascoski compie trent’anni

Trent’anni, e sentire ancora nella mente, chiudendo gli occhi e lasciandosi andare al ricordo, Novello Novelli che in una notte autunnale in piazza della Signoria acconsente, con un cuore grande così, al dammi un bacinooo di un ubriacone distruttore di bar.

 

Caruso Pascoski

Era il 1988, quando nelle sale usciva Caruso Pascoski (di padre polacco), di Francesco Nuti, all’epoca uno degli alfieri insieme a Benigni, Verdone, Troisi della nuova commedia italiana, nata dal fiorire di questa generazione di comici e autori provenienti dal cabaret televisivo e teatrale prima, e divenuti registi di sé stessi, poi, per il “salto” nel mondo del cinema.
Sono passati trent’anni e non si è persa la freschezza di questa commedia con tratte farsesche, che racconta di Caruso (Nuti), psicanalista tendente alla depressione che vive la sua vita nel segno dell’amore con Giulia (Clarissa Burt), un amore travolgente e tormentato, fino a diventarne l’amante dopo che lei lo lascia per un suo paziente, Edoardo (Ricky Tognazzi).

Il film si regge tutto sulla performance di Nuti, che ci mette un pò tutto sé stesso e il suo paradigma esistenziale: l’amore per le bellissime donne, l’amore per sé stesso (il film è ricco di primi piani di Nuti), e al contempo la sua tendenza alla depressione (che purtroppo sarebbe deflagrata in maniera drammatica negli anni a venire condizionandone la carriera); ancora, quel guardare ad un impegno politico che ha toccato la sua vita negli anni ’60 e ’70, ma probabilmente non lo ha mai coinvolto completamente – il film inizia infatti con l’affettuoso flashback in cui viene raffigurato il padre di Caruso, impegnatissimo a leggere L’Unità – riflessione, questa, che ritroveremo nel successivo Donne con le Gonne (1991).

caruso pascoski

Per non tralasciare quella vena comica che viaggia sui binari del surreale, in cui inserire la gag o il dialogo brillante (basti ricordare la sequenza al parco in cui Pascoski assegna un colore politico agli insaccati; oppure l’esplosione di violenza, irresistibilmente comica, per strada, quando Caruso reagisce agli insulti di un bambino aggressivo nei suoi confronti).
Di fondo, c’è inoltre in questo film, un contributo a quella riflessione sul cambiamento del rapporto tra uomo e donna intervenuto a partire dalla fine degli anni ’70, e che ha trovato negli anni ’80 numerose commedie capaci di raccontarlo, di raccontare con il sorriso le difficoltà dell’uomo a gestire un nuovo rapporto con le donne, dopo l’emancipazione e le conquiste ottenute da queste negli anni’70. Ed erano proprio questi autori, solo per riprendere i citati in precedenza: Francesco Nuti, con questo Caruso Pascoski e i film precedenti, lo stesso Carlo Verdone (pensiamo a Borotalco, Acqua e Sapone, fino a Stasera a casa di Alice), Massimo Troisi, con Ricomincio da tre.

Il mondo, detecnologizzato, viaggiava più lento dell’attuale, la società italiana era impregnata di un ottimismo contagioso, malgrado i piccoli fisiologici drammi vissuti da ciascuno, e noi avevamo una generazione di autori capaci di fermare quel momento, accordarsi ad esso e metterlo in immagini e storie, come quella di Caruso, che ancora amiamo.

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