Corpo e anima. E io rinascerò, cervo tra la neve 

A poche settimana dall’inizio della 68^ Berlinale arriva in Italia “Corpo e anima – On body and soul” della regista ungherese Ildiko Enyedi, vincitore dell’Orso d’Oro della scorsa edizione.

Corpo e anima

Un uomo dalla finestra del suo ufficio osserva la nuova arrivata: una scena, due inquadrature sono sufficienti alla regista per presentarci i protagonisti della sua storia: Endre ha il braccio sinistro che penzola inerme, Maria tenta ossessivamente di allineare i piedi lungo la riga tracciata dal sole sul terreno. E’ subito un confronto tra corpo ed anima, le loro ferite non sono le stesse, ma gli effetti si: solitudine esistenziale e paura di amare.

corpo e anima

Siamo all’interno di un mattatoio, Endre è il capo del personale, Maria la nuova addetta al controllo di qualità, qualcuno ha provato a fare un brutto scherzo ai colleghi, ma l’indagine più che poliziesca si fa subito introspettiva. E così davanti alla psicologa, incredula ed anche un po’ spazientita, Endre e Maria scoprono di fare ogni notte lo stesso identico sogno, essere due cervi che si cercano e lentamente si trovano. La Enyedi costruisce su queste basi una delicata e sorprendente storia d’amore, in cui il lato onirico del racconto resta opportunamente circoscritto a quelle poche eleganti scene in cui il placido paesaggio innevato nel quale si muovono i due cervi diventa espressione di un rassicurante approdo, di quello che ci piace di definire “il posto dell’anima”. Il sogno acquista così l’accezione di desiderio, di bisogno interiore che si teme non possa mai trovare soddisfazione nella realtà.

Corpo e anima

La Enjedi mette in scena una regia dalle forti suggestioni visive, ama il particolare (il braccio di Endre e i piedi di Maria sono preferiti ad una più immediata visione del loro volto) e spesso frappone vetri e porte per rendere la scoperta dell’oggetto ancora più intrigante. Forse proprio quando narrativamente sembra essercene meno bisogno sceglie di farsi esplicita ed abbondante nel dettaglio.

L’estetica assume nel film un ruolo molto importante ma più che una recensione viene voglia di scrivere la cronaca delle emozioni che suggerisce. La regista non sempre si rivela generosa nei confronti dello spettatore e qualche volta lo mette seriamente in difficoltà: torna in mente soprattutto la scena con cui vengono mostrate le operazioni di macellazione dei bovini (ecco l’abbondanza nel dettaglio di cui si parlava). Ci si muove sulla sedia e qualche volta ci si stropiccia gli occhi cercando una scusa per distogliere lo sguardo. E’ la cruda realtà di quel lavoro, ma neanche davanti a quelle immagini il mondo interiore di Maria prova un sussulto. Lei non sa gestire il contatto fisico, ma con gli occhi arriva ovunque e senza fare una piega riesce a misurare al millimetro le dimensioni dell’animale. Viaggiare al suo fianco non è facile, ma la regista ci chiede anche questo. I suoi tempi sono estremamente dilatati, i suoi ragionamenti ci appaiono oscuri e contorti. Viaggiare al fianco di Maria non è facile finchè non ci si lascia rapire dalla dolcezza del suo sguardo e dal candore di quel volto che non ride mai, ma sembra sempre sul punto di farlo. Parallelamente si sviluppa il ritratto di Endre. Lui è lucido e consapevole, ma l’handicap fisico ha murato vivo anche lui in una cella fatta di mortificazioni ed insicurezze. Il loro incontro è quanto di più improbabile si possa immaginare, ma questa volta sembrano disposti ad andare oltre, sfidando i limiti del corpo e dell’anima.

corpo e anima

Il film fonda la sua essenza sull’empatia, quella tra i due protagonisti tanto chiusi in se stessi, ma anche quella che lo spettatore deve necessariamente creare con loro per potere godere a pieno della profonda bellezza dell’opera. Le trappole però sono disseminate ovunque sulla strada di Endre e Maria, come su quella dello spettatore, basta che l’esile filo che tiene insieme le parti si spezzi in un punto che l’empatia può essere vanificata per sempre. Per chi queste trappole riesce ad eluderle c’è però ancora spazio per una vasta gamma di emozioni, che ovviamente esplodono forti nel cuore degli spettatori e rimangono sempre contenute sul volto dei protagonisti.

/// il trailer ///