Cinema & architettura #2 Il disprezzo di Jean-Luc Godard. Crisi di una storia d’amore dal romanzo di Moravia.

Il disprezzo (titolo originale “Le Mépris“), film di Jean-Luc Godard del 1963 è la trasposizione relativamente fedele dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia

 

il disprezzo

Uno scrittore francese Paul Javal (Michel Piccoli) vive a Roma con la moglie Emilia (Brigitte Bardot) viene chiamato da un produttore americano Jerry Prokosch (Jack Palance) per scrivere la sceneggiatura di un film sull’Odissea di Omero il cui regista è Fritz Lang (interpretato da sé stesso). Ottenuto l’incarico il produttore americano corteggia la moglie Emilia senza che il marito si mostri irritato da ciò, anzi con certi gesti sembra quasi agevolare il corteggiamento forse per ingraziarsi il facoltoso produttore. Per questo il rapporto tra Emilia e Paul si deteriora sempre più fino alla dichiarazione della donna del proprio disprezzo per il marito che sembra volerla più utilizzare per la sua carriera che amarla.
La scena si sposta a Capri, dove vengono svolte le riprese del film, e si sviluppa parallela alla vicenda principale la discussione tra il regista e ll produttore sul taglio da dare al film e sull’interpretazione del personaggio di Ulisse. Paul discutendo con Lang sembra vedere in Ulisse un ritratto della sua situazione di disagio con la moglie.
Durante le riprese Paul scopre la moglie che viene baciata dal produttore e sembra combattuto tra carriera e amore arrivando a decidere di voler lasciare l’incarico, ma ormai il rapporto tra i due è definitivamente deteriorato dal disprezzo di lei che decide di tornare a Roma fruendo del passaggio di Jerry, avviandosi così verso un tragico finale.

il disprezzo

Villa Malaparte

Di questo film esistono due versioni differenti: una francese e una italiana. La seconda purtroppo fortemente mutilata dalla censura appare di gran lunga molto più scadente di quella originale, così alterata che lo stesso Godard ne rinnegò la paternità. In breve alcune delle differenze sono:

  • Il taglio della prima scena dove Paul ed Emilia, nuda a letto, si intrattengono in un dialogo amoroso che consiste nell’elencazione delle parti del corpo di lei che lui ama: i piedi, le gambe, le ginocchia, le cosce… e via di seguito a tracciare una sorta di tenera mappa del paesaggio costituito dal corpo della donna che lui ama “totalmente, teneramente, tragicamente”. Tutta la scena come dice Giuliana Bruno è una “mappa del trasporto amoroso, una mappa filmica della tenerezza”. La scena era stata richiesta dalla produzione per avere un’esaltazione sexy di Brigitte Bardot, di cui venivano richieste scene di nudo: Godard è riuscito a rispondere a tale richiesta con una raffinatissima scena d’amore, più che di sesso, considerata tra le più belle scene d’amore della storia del cinema.
  • La versione francese è accompagnata dalle musiche di Georges Delerue in stile classico per archi consone al tema drammatico della trama, mentre nella versione italiana è stato utilizzato il genere Jazz di Piero Piccioni che conferisce al film un tono più leggero, ma forse un po’ dissonante con la drammaticità dei fatti.
  • Nel film sono presenti personaggi di tre nazionalità diverse: francese (lo scrittore e la moglie), americana (il produttore) e tedesca (il regista). Nella versione francese ognuno parla la sua lingua ed è tradotto dall’interprete Francesca (Giorgia Moll) in un passaggio continuo delle battute, purtroppo la versione italiana è tutta doppiata in italiano e al personaggio di Francesca sono state date battute di riempimento che diventano inutili e squallidamente ripetitive.
  • Nella versione italiana è stata tagliata una scena in cui durante una discussione Emilia trova nella tasca della giacca di Paul la tessera di partito del P.C.I. presa forse per ottenere più facilmente incarichi.
  • Altre scene sono poi state tagliate o addirittura spostate temporalmente, alterando pesantemente la qualità finale del film.

Per fortuna la versione francese è facilmente reperibile sul mercato italiano dei DVD e, per chi volesse vederlo, è consigliabile vivamente l’acquisto di questa; per chi fosse curioso si trova anche un doppio DVD con entrambi le versioni.

Anche questo è un film dove l’architettura e il paesaggio sono importanti presenze nel film: all’inizio le scene girate a Cinecittà mostrano come nelle colline intorno stia avanzando inesorabilmente l’urbanizzazione del dopoguerra con le grandi palazzine, alcune delle quali ancora incompiute, che si affacciano sulla zona dei teatri di posa. Poi ci spostiamo nella casa acquistata da Emilia e Paul, una palazzina moderna al cui interno ancora non finito si svolge l’importante discussione tra i due in una esplorazione architettonica dell’appartamento e delle sue stanze: tutta la discussione si svolge infatti seguendo i due personaggi che si spostano dalla cucina alla camera da letto, alla sala… come in un’Odissea alla ricerca dell’amore ormai perduto.

il disprezzo

Le scene a Capri sono state girate presso la villa di Curzio Malaparte sui faraglioni. L’edificio è uno dei più alti esempi di architettura razionalista italiana: è stato realizzato su progetto dell’architetto Adalberto Libera (anche se sembra che l’influenza dello scrittore committente Curzio Malaparte sia stata determinante per la forma finale) e consiste in un parallelepipedo dalle forma razionaliste adagiato sui faraglioni di Capri e ben integrato con essi. Caratteristico elemento architettonico è la gradonata esterna che porta al terrazzo su cui è collocata una vela di cemento.
Le diverse scene del film mostrano questa meraviglia architettonica, dalla scalinata esterna (elemento architettonico fondamentale dell’edificio) al salone interno con le grandi finestre che si aprono sul panorama delle scogliere: la scena in cui Paul cerca di riconquistare l’amore di Emilia dichiarando la volontà di rinunciare all’incarico è costituita da un unico piano sequenza che lo segue mentre gira all’interno della grande sala (diventata quasi una gabbia) fermandosi di fronte alle finestre come se cercasse nel panorama delle scogliere la forza per la sua decisione. Infine l’ultimo dialogo con Emilia stesa sulla terrazza della villa (che nella scena finale è anche set le scene dell’Odissea).

Il film parla di amore, delle difficoltà e incomprensioni che si trovano nei rapporti, eppure l’architettura diventa elemento integrate del racconto.

 

/// il trailer ///