La casa dei libri e le pagine che bruciano di Fahrenheit 451

Vincitore di tre premi Goya, compreso quello per il miglior film spagnolo dell’anno, La casa dei libri è scritto e diretto da Isabel Coixet ed è tratto da un romanzo di Penelope Fitzgerald del 1978 intitolato proprio La libreria.

 

al cinema dal 27 settembre

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole solo facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.

Fahrenheit 451

A volte vita e cinema si mescolano in modi oscuri e affascinanti, come se dietro ci fosse qualcuno che sa davvero cosa scrivere, che conosce le battute e i colpi di scena necessari. Un lunedì di ottobre me ne vado al cinema a vedere un film apparentemente innocuo come La casa dei libri di Isabel Coixet, mentre a casa mia, sulla mensola vicino al letto, ho da leggere le ultime pagine di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, che a dir la verità mi stanno divorando gli occhi e le notti. E accade che durante questo innocuo film, che poi innocuo non è come quelle personcine da angoli semibui, silenziose e dannatamente interessanti, ci siano una libraria (Emily Mortimer), che dopo aver perso il marito in guerra combatte una sua personale battaglia per l’apertura di una libreria nella sua vecchia casa, in un luogo abbandonato dal Dio delle parole, e il suo primo e misterioso cliente Mr. Brundish (Bill Nighty), che vive in una casa dentro i boschi. Alla richiesta, per via epistolare, di un libro da leggere, primo legame tra la libraia e il mondo, tra la libraria e il suo lettore, la donna sceglie di mandare proprio Fahrenheit 451. E questo libro acquista un suo ruolo determinante in tutta la narrazione, nel modo in cui il vecchio cliente brucia le pagine dopo averle annusate o nella forza con cui la libraia le odora, quasi a volerle assorbire.

La casa dei libri

Sapete, proseguì, che i libri hanno un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie di origine esotica? Amavo annusarli da ragazzo. Signore, quanti bei libri c’erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo.

E infatti la piccola comunità di Hardborough nel Suffolk quasi prova vergogna nel confessare la propria inclinazione, anche se tiepida, alla lettura, come se davvero i capitani incendiari del libro fossero in azione pronti a punire gli occhi sovversivi di chi opera un, seppur blando, tentativo di pensiero. E il film, delicato come i tratti della sua protagonista, cresce piano piano, tra scaffali, sviluppi a dir la verità prevedibili e lunghe passeggiate lungo una costa inglese gelida e perfettamente in sintonia con chi la abita, anche se con qualche impeto sovversivo e rivoluzionario. È una rivoluzione leggere Ray Bradbury, è scandaloso scegliere di esporre in vetrina Lolita di Vladimir Nabokov e ordinarne addirittura 250 copie, un ottimismo scandaloso che, almeno inizialmente, sembra contagiare tutto il paese, fatta eccezione per la cattiva di turno (Patricia Clarkson) che si impegna a sottrare alla libraia la sua nuova casa e a trasformarla in un circolo culturale. La sua non è sovversione, ma prepotenza.

la casa dei libri

Per gli sniffatori seriali di pagine consumate, per chi pensa sia bello che lì dove finiscano le sue dita debba in qualche modo iniziare un libro, come per De Andrè una chitarra e per un finale che ci riporta ancora una volta a Bradbury, e di conseguenza a François Truffaut che ne ha tratto un film, consiglio di andare al cinema. La leggerezza del film è evidente fin dai titoli di testa, dispersi tra pagine e pagine e pagine, anche se dentro questa leggerezza e alcuni suoi facili sviluppi, arde un fuoco destinato a bruciare.

/// il trailer ///