Lucky. Harry Dean Stanton ci sorride per l’ultima volta

Al festival di Locarno 2017 aveva emozionato e messo d’accordo un po’ tutti. Arriva in Italia dopo un anno Lucky di John Carrol Lynch con l’ultima interpretazione di Harry Dean Stanton.

Lucky

 

Sud Ovest dell’America, al confine con il Messico.

Nella prima scena Lucky cammina in salita, ha novant’anni, un corpo fragile ma sano e una testa lucidamente incastrata in ritualità di gesti e abitudini che cancellano il suo rapporto con il tempo. Gli esercizi di yoga, i cruciverba, le lunghe passeggiate, gli stessi occhi, battute, bar, imprecazioni fino a quando, un giorno, le sue gambe cedono. Lucky, così viene chiamato da tutti, non ha niente che non va, è vecchio.

Quella scansione quasi autistica di gesti e parole che sembra mettere il tempo fuori la porta, come l’uomo che vive solo probabilmente da sempre, non lo aiuta però a metterlo a tacere.

Sentirsi soli e stare da soli sono due cose differenti” precisa Lucky e “Solo deriva da solus: intero”. Anzi, “Alone da all-one: tutti uno”. Un intero che negli anni aveva creduto di bastarsi, fino a quando il suo corpo non sceglie di rompersi, così, in autonomia. E a quel punto il tempo diventa un’urgenza, non il tempo in più, avere tempo, bensì il proprio tempo, una ri-appropriazione debita di ciò che si è stati, di quello che non può essere dimenticato perché è storia. Perché siamo quel tempo, abitandolo.

E telefonare a un amico, di notte, raccontandogli di come per sbaglio, da ragazzino, una sua pallottola avesse ucciso un pennuto e tutto il silenzio del mondo fosse venuto fuori, nel momento più triste della sua vita, diventa l’unica cosa da fare.

Lucky

Nella sua ultima interpretazione Harry Dean Stanton (Paris, Texas da protagonista,  Una storia vera – Inland Empire – Paura e delirio a Las Vegas e tanti altri ruoli di supporto) dice tutto, fa uscire dalla sala più fragili proprio come quel suo corpo nervoso e ossuto diventato polvere prima che il film uscisse nelle sale, non è riuscito a vederlo nemmeno finito. E in questo raccontarsi così autentico ha accanto il grande amico David Lynch, in un ruolo che proprio non poteva non essere suo e di fronte, a dirigerlo, John Carroll Lynch, nessuna parentela con il Lynch precedente, diversi film all’attivo da attore (Shutter Island, Fargo, Zodiac), nel suo esordio alla regia. E lui, dalla stazza così importante, dirige un film delicato, fragilissimo e importante.

/// il trailer ///