Cinema & architettura #1 Mamma Roma: Pasolini e lo sviluppo urbanistico del dopoguerra

Pier Paolo Pasolini ha sempre avuto un occhio molto attento verso il territorio e lo sviluppo urbano: ha vissuto e lavorato in uno dei periodi di maggior sviluppo visti dall’Italia, forse in assoluto il momento storico che ha visto il territorio cambiare nel modo più radicale.

 

Con la sua sensibilità Pasolini aveva compreso l’importanza di tali cambiamenti e sopratutto gli aspetti negativi di un cambiamento così importante, rapido e purtroppo a volte incontrollato; basti ricordare il documentario “La forma della città” del 1974 o il reportage “La lunga strada di sabbia”, viaggio lungo tutto il perimetro delle coste italiane. Questa attenzione per il territorio e l’architettura a lui contemporanea si ripercuote spesso anche nei suoi film.

Mamma Roma racconta la storia di una madre, dell’amore per suo figlio per cui lei vive e opera le scelte in modo da affrancarlo da una condizione di povertà. Mamma Roma, interpretata da una magistrale Anna Magnani è una prostituta, ma sopratutto è una donna sola, autonoma, una donna dalla forza e dal temperamento fuori dal comune cha ha come unico obiettivo la salita sociale del suo unico figlio Ettore. Il film incomincia con l’affrancamento della donna dal suo protettore (grazie al matrimonio di quest’ultimo); la donna può così incominciare la sua nuova vita trasferendosi da Guidonia a Roma e acquistando un banco di frutta e verdura al mercato rionale.

mamma roma

La casa è il primo segno di salita sociale: dal paese di campagna si riesce ad entrare nella grande città, anche se solo nella sua periferia, trasferimento che però già comporta un miglioramento e maggiori possibilità: “proprio una casa di gente perbene, di signori, tutto un quartiere di un altro rango” dice la madre al figlio prospettandogli la nuova vita a Roma e ancora “Nella casa nuova dove annamo mica trovi ragazzi come quelli eh, tutti ragazzi che studiano, che lavorano, così devono esse gli amici tua, capito?” L’ambiente, il quartiere acquistano il valore di opportunità; la domenica in chiesa diventa passerella dove la madre indica i vari abitanti del quartiere elogiando ammirata il loro lavoro o stato sociale, la signora con il negozio di parrucchiera, l’uomo con la trattoria… per gli occhi di Mamma Roma sono tutte opportunità per il figlio.

Mamma Roma
Purtroppo i progetti della donna sono destinati a fallire nel modo più tragico: il figlio si accompagna con dei ragazzi dediti a piccoli furti e si invaghisce di una ragazza madre, Mamma Roma cerca di allontanarlo da questo amore senza opportunità di salita sociale e contemporaneamente chiede aiuto al prete, perché possa trovagli un lavoro, ma anche il prete nega la possibilità di salita sociale: il ragazzo deve prima andare a scuola, per poi saper fare un mestiere; senza esperienza non può lavorare in un circolo vizioso destinato a escludere i più deboli. Così, per trovare un lavoro al ragazzo, Mamma Roma si vede costretta a operare un ricatto fatto di tranelli e inganni riuscendo a far lavorare il ragazzo come cameriere presso una trattoria (qui la commovente scena della madre che si emoziona vedendo il figlio finalmente al lavoro).
Infine il ritorno del suo protettore che la costringe a tornare sulla strada e la scoperta da parte del figlio del lavoro della madre portano alla caduta finale del debole castello di speranze di Mamma Roma: Ettore si stacca dalla madre, le ruba i dischi per avere il denaro, lascia il lavoro e infine va a rubare in un ospedale dove viene arrestato. Malato subisce in carcere maltrattamenti che lo portano alla morte (celebre la citazione del Cristo morto di Mantegna). Il film si chiude con la disperazione di Mamma Roma nella stanza della sua casa romana.

mamma roma

Durante tutto il film, accompagnato dalle musiche di Vivaldi, la città e l’architettura diventano coprotagonisti di Anna Magnani: nel film numerose sono le passeggiate, i personaggi si muovono a piedi in una Roma quasi priva di automobili, in queste passeggiate vengono mostrati i nuovi quartieri appena nati, (il film è stato girato nel quartiere Quadraro), spesso fatti di case ripetute in serie, iterazioni infinite della stessa forma affiancate a creare lo spazio urbano che diventa spazio ritmico, un ritmo noioso però, di bassa qualità. Sempre camminando ci si sposta sul confine della città a vedere il contrasto tra una campagna in abbandono che sta lasciando il posto alle palazzine, ai cantieri, agli scheletri di cemento armato. Molte scene sono girate al parco degli acquedotti, una zona archeologica che è stata circondata dallo sviluppo urbano; le inquadrature mostrano senza pietà il contrasto tra le rovine archeologiche e il crescere incontrollato delle alte palazzine dei dintorni. Proprio la fascia di confine non ancora definita né come territorio urbano né come campagna, quindi in evoluzione costituisce l’affascinante scenografia di molte parti del film.

mamma roma
Compaiono poi immagini delle baraccopoli sorte in quegli anni intorno a Roma, facendo così del film una sorta di saggio sullo sviluppo urbanistico della città.
Infine la vista dalla finestra dell’abitazione di mamma Roma: la prima casa di Roma si affaccia su un cimitero, che ha comunque una sua dignità di veduta, la seconda casa, quella del “quartiere di rango” si affaccia invece sulle palazzine e sulla cupola della chiesa di San Giovanni Bosco: non è un cimitero ma la ripetitività delle strutture degli edifici ricorda inevitabilmente i loculi; quest’ultima vista tra l’altro ricorre ripetitivamente durante il film quasi fosse presagio della tragica fine.

Mamma Roma

I due panorami dalla finestra di Mamma Roma