Nocturama. Il film giusto al momento sbagliato

E’ su Netflix il bellissimo film di Bertrand Bonello, rifiutato dai grandi festival europei, mai distribuito in Italia e visto nel 2016 alla Festa del Cinema di Roma solo grazie all’attenzione dei curatori di Alice nella città.  "Nocturama" è un potente affresco di una società che ha perso fiducia e valori.

 

Parigi, i luoghi simboli dell’identità nazionale, quelli del potere politico ed economico ed un gruppo di giovani di diversa estrazione sociale e culturale sono i protagonisti di un film che si sviluppa nell’arco di un pomeriggio e di una notte diviso in due parti perfettamente distinte tra loro.

Tutto comincia poco dopo le 14.00: i ragazzi mettono in opera il loro piano, il regista ne segue i movimenti lasciando che sia lo spettatore a cogliere il motivo di quel comunicare nervoso e spezzettato cui corrisponde un agire lucido e ben sincronizzato. Solo un paio di flashback ci mostrano la fase organizzativa, si parla di un grosso quantitativo di esplosivo al plastico e capiamo che c’è voglia di far saltare in aria qualcosa, ma nessuno ci dice cosa e perchè. Tutto fila liscio (o quasi) ed a metà film con una spettacolarizzazione che immediatamente va ad occupare tutti i canali televisivi ecco che gli obbiettivi vengono puntualmente colpiti.

Nocturama

A questo punto, prima di riprendere la descrizione dei fatti narrati e l’analisi comportamentale dei personaggi, vale la pena mescolare la finzione scenica con la drammatica realtà di questi ultimi anni per provare a comprendere i motivi per i quali un film di tale bellezza sia stato tanto penalizzato dai circuiti festivalieri e distributivi.

Bertrand Bonello aveva pensato e scritto questo film nel 2011, ma la realizzazione del progetto era stata poi scavalcata da quella del biopic sullo stilista “Saint Laurent”. Bonello aveva quindi iniziato a girare “Nocturama” (il cui titolo inizialmente era “Paris est une fete”, da un racconto di Hemingway) tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 ovvero nei giorni dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, ma, quel che è peggio, ne aveva chiuso il montaggio a pochi giorni da quel terribile 13 novembre in cui Parigi veniva trafitta al cuore con un attacco molto simile a quello che Bonello mette in scena nel suo film.

Nessuna relazione narrativa ed ideologica intercorre tra gli attentati mostrati nel film e quelli realmente compiuti dai fondamentalisti islamici, ma è più che probabile che la terribile coincidenza abbia creato un certo imbarazzo nei selezionatori del Festival di Cannes (qualcuno parla anche di Venezia) che hanno preferito lavarsene le mani e rifiutare il film. Da quel momento in poi la vita di “Nocturama” si è fatta ingiustamente complicata e faticosa.

Nocturama

Ma ora torniamo nel film e cominciamo a conoscere questi giovani attentatori: c’è il ragazzo di “buona” famiglia, studente per il quale sono già pronte a schiudersi le porte di una carriera dorata e ci sono i ragazzi delle banlieu, ci sono i bianchi, i neri e i maghrebini, gli uomini e le donne, qualcuno è un po’ più grande, altri sembrano nel pieno dell’adolescenza. Messi tutti insieme non rappresentano nessuna ideologia, solo la frustrazione, la noia e la mancanza di valori di una società nella quale non hanno saputo riconoscersi.

Subito dopo le esplosioni si ritrovano e si nascondono dentro un grande magazzino di lusso. Forse non è un caso che l’autore voglia farci riconoscere gli edifici de La Samaritaine, splendido incontro tra art nouveau e art decò, che sin dal 1870 rappresentò il fiore all’occhiello del grande commercio parigino, prima della definitiva chiusura avvenuta nel 2005 e di un contestato progetto di ristrutturazione e riqualificazione tutt’ora in corso.

Nocturama

Le ambiguità e le contraddizioni sono dietro l’angolo nella lunga notte che ci apprestiamo a vivere insieme ai ragazzi di “Nocturama” (il titolo definitivo è preso in prestito da un brano di Nick Cave). Siamo ormai nella seconda parte del film, il buio calato sulla città e le serrande del magazzino calate a sancire la fine delle attività lavorative proiettano lo spettatore, ma soprattutto i 7 attentatori (tanti sono quelli che hanno raggiunto l’edificio) in una dimensione completamente nuova. Protagonista diventa l’attesa, quella di un nuovo giorno che li consegnerà alla strada o più probabilmente ad un destino ineluttabile. Parlano come se tutto debba andare nella direzione del ritorno alla vita, ma in cuor loro sanno che ciò che li attende non può essere altro che la fine. La notte fa sparire dai loro volti quelle ideali maschere da soldato in azione, il mondo che li avvolge improvvisamente li incuriosisce, quello che là fuori hanno combattuto ora li accoglie e li seduce.

Il lusso, l’eleganza e il comfort diventano loro compagni di viaggio di una notte in cui solo le immagini dei televisori del reparto di elettronica ogni tanto li riportano alla realtà dei fatti, mostrando a noi spettatori la netta frattura tra il paradiso in cui vivono ora e l’inferno che hanno creato. Il paradiso sembra lo abbiano davvero trovato in terra ed anche per sgomberare il campo da ogni possibile collegamento col terrorismo di matrice islamica, Yacine smorza con una battuta ogni fantasia paradisiaca dell’amico Saimir, mentre sorseggia un cognac e si gode un po’ di relax in una bella vasca da bagno. Fuori una ragazza in bicicletta (Adele Haenel) commenta i tragici fatti del giorno con un laconico “prima o poi doveva accadere”, mentre due ignari clochard si lasciano tentare anch’essi da quell’apparente benessere ed accettano l’invito ad unirsi alla tavola imbandita dai ragazzi all’interno del magazzino.

Bonello si conferma ancora una volta autore di grandissimo stile ed eleganza formale, ma si dimostra molto abile anche nel creare un legame emotivo tra lo spettatore e i suoi personaggi, nonostante che di essi ci lasci sapere sempre troppo poco. Una delle scene più suggestive, vede Yacine, vestito e truccato come una mannequin, coprire con la sua voce le note di un grande impianto stereo per regalarci una struggente interpretazione di “My way”. Il suo è un grido di allarme, perchè forse è proprio una strada verso il futuro ciò che il mondo là fuori non ha saputo mostrare nè a lui nè agli altri ragazzi.

 

/// il trailer francese ///