Sami blood. C’è del marcio in Lapponia

L’opera prima della giovane regista svedese Amanda Kernell è un magnifico racconto di formazione che va ben oltre la scoperta di un fenomeno di colonizzazione di cui l’Europa ha sempre saputo e parlato poco.

Sami Blood

Attraverso il racconto di un’adolescenza ribelle il film punta i riflettori sulla sopraffazione sofferta nella prima metà del secolo scorso in Lapponia dalla popolazione indigena dei sami ad opera degli svedesi. Per la bellezza dell’opera e per il valore civile della sua testimonianza a “Sami blood” sono stati conferiti due importanti riconoscimenti come il Premio Lux assegnato dal Parlamento Europeo e il Premio Europa Label a Venezia 74.

Qualche informazione in stile “Wikipedia” è forse necessaria a chi vuole avvicinarsi al film attraverso questa lettura. I sami, più comunemente noti come lapponi, proprio dal nome della terra che abitano e che si colloca tra il nord della Svezia e la Finlandia, sono una popolazione tradizionalmente dedita alla vita rupestre ed all’allevamento delle renne. I loro caratteri fisici si discostano in maniera evidente dalla popolazione svedese per la corporatura tozza, la capigliatura più scura e i tratti somatici tendenti a quelli mongolici. I loro costumi tradizionali, il canto joik e i riti sciamanici sono elementi narrativi che la regista Amanda Kernell inserisce nel suo film attingendo direttamente dalle sue origini e dai racconti di una nonna che ha vissuto in prima persona il periodo storico narrato.

Sami Blood

Il film parte dai giorni nostri. Christina è un’anziana donna, dura e segnata dalla vita, lo si capisce subito, sin dalla prima inquadratura. E’ arrivata da lontano per partecipare (solo fisicamente) al funerale della sorella. Rifiuta ogni accoglienza, dice di non capire la lingua del posto e non vede l’ora si andare via; qualcosa però la trattiene e, mentre in solitudine scruta quel paesaggio che un tempo era casa sua, torna indietro con la memoria ai giorni della sua adolescenza. Si apre così un lungo flashback che ci racconta come una ragazzina di nome Elle-Marja, testarda e molto intelligente, si sia lasciata alle spalle la sua gente e l’amata sorella minore per trasferirsi in città, assumere l’identità di Christina e lottare per vedersi finalmente riconosciuto il diritto allo studio. Alle due sorelle era infatti consentito di frequentare solo un collegio per l’apprendimento della lingua svedese ma, in nome di una presunta inferiorità intellettiva genetica, era negato il passaggio alle scuole superiori che si trovavano nella città di Uppsala.

Un paio di scene del film ricordano in maniera struggente e drammatica la “Venere neradi Kechiche. Sono quelle degli studi antropologici condotti sui loro corpi e del falso buonismo di chi le accoglie nei salotti borghesi trattandole come fenomeni da baraccone. La Kernell è bravissima a trasmettere allo spettatore il senso di vessazione e di umiliazione che Elle-Marja prova quando le viene misurato il cranio e viene fotografata a seno scoperto o quando le amiche del suo “fidanzatino” le chiedono di esibirsi nel canto joik riservandole un compiaciuto applauso finale. La scena della performance canora dura molto poco ma sembra sortire quasi lo stesso effetto delle lunghe ed insistite scene in cui la Venere ottentotta di Kechiche si esibisce nei salotti parigini. Le catene che tengono legata Elle-Marja fortunatamente sono meno strette e lei è straordinariamente abile a trasformare quella frustrazione in autodeterminazione.

Sami Blood

Resta però forte il suo smarrimento esistenziale: essere o non essere una sami, essere o non essere come quegli svedesi che l’hanno ferita ed oltraggiata fino a marchiarla come una renna. Elle-Marja si trova a vivere in una terra di nessuno in cui si sente rifiutata dalla madre e dalla sua gente alla stessa maniera in cui è rifiutata dagli svedesi. Vorrebbe rivendicare orgogliosamente l’appartenenza alla sua cultura ma non è disposta a farlo se questo deve significare la rinuncia al suo sogno di emancipazione. Cosa è stato della vita di Elle-Marja una volta acquisita definitivamente l’identità di Christina la Kernell non ce lo racconta ma nello sguardo e nei gesti dell’anziana donna che è oggi sembra ben evidente il prezzo pagato per ogni suo atto di coraggio e per ogni sua conquista.

La quattordicenne Elle-Marja ha il volto e la caparbietà della bravissima Lene Cecilia Sparrok, mentre per il ruolo della sorella minore Njenna è stata scelta Mia Erika Sparrok, sorella anche nella vita della protagonista. Un legame di sangue (sami) che attenderemo fino all’ultima scena per capire se, tanti anni prima, si è spezzato irrimediabilmente oppure no.

/// il trailer ///