“The constitution. Due insolite storie d’amore”. Nei condomini dei cuori infranti di Zagabria

“The constitution – Due insolite storie d’amore“, premiato al Festival di Montreal nel 2016 e al Festival del Cinema Europeo di Lecce nel 2017, trae spunto dalle personali esperienze del regista Rajko Grlic e dello sceneggiatore Ante Tomic per farsi, pur nella delicatezza dei toni utilizzati, grido di allarme per i dilaganti fenomeni di odio ed intolleranza che stanno segnando la società croata. Il film sarà nelle sale italiane dal 5 aprile distribuito da Cineclub Internazionale e Tycoon Distribution

the constitution

Voglio partire un po’ da lontano prima di arrivare nel condominio abitato da Vjekoslav, Maja ed Ante, i protagonisti delle insolite storie d’amore del nostro film. Voglio attraversare le vie di Zagabria, proiettare sullo schermo della mia memoria “Dall’altra parte”, lo splendido film croato distribuito in Italia lo scorso anno proprio da Cineclub Internazionale, ed entrare, attraverso quelle immagini, di nuovo nel palazzo dove abita Vesna: la sua insolita storia d’amore è il perfetto preludio al nostro film e certamente può aiutarci a comprendere quanto ancora sia forte per il cinema di quel paese la necessità di confrontarsi con i temi dell’identità e del passato. Vesna è un’infermiera che si prende cura di anziani e disabili, da 20 anni tenta di mettersi alle spalle il senso di colpa e il peso della vergogna in cui vive da quando il marito ha scelto di combattere la guerra “dall’altra parte”, quella dei serbi; ma un giorno, inaspettatamente, il cavo del telefono riconduce a lei la voce di quell’uomo. Nei giorni che verranno le telefonate si faranno sempre più frequenti, una breccia comincerà ad aprirsi nel suo cuore e le mura di casa diventeranno testimoni di un lento riavvicinamento ad un uomo che, dopo aver pagato i suoi crimini, sembra in cerca di redenzione e perdono.

Ed eccoci finalmente a “The constitution – Due insolite storie d’amore”.

Le mura di casa depositarie di inconfessabili segreti, il senso dell’identità (stavolta anche di genere), il superamento delle barriere ideologiche, il perdono, la comprensione ed infine l’amore: passare ora “dall’altra parte” della città (o forse solo della strada) ed entrare nel condominio dove abitano Vjekoslav, Maja ed Ante è certamente più facile, è come entrare in un mondo che già conosciamo, anche se questo è tutto un altro film.

Ho detto Vjekoslav, ma in realtà la regina di quella casa, che sarà il principale teatro dell’azione, si chiama Katarina. E’ a lei che il regista Rajko Grlic affida l’apertura della scena. Una puntina che solca un disco, una sinfonia nell’aria, le calde luci della strada che si mescolano al buio delle stanze, una finestra che proietta lo sguardo di quella donna verso la città che è pronta ad affrontare nel cuore della notte per rendere omaggio all’uomo che amava e che se n’è andato esattamente un anno fa. Il suo nome era Bobo e suonava il violoncello. 

Quando Katarina toglie la parrucca e sveste gli abiti eleganti che furono della mamma torna ad essere Vjekoslav; la tenerezza e la sensibilità di quella donna fanno così posto ad un insegnante burbero e severo che parla ai suoi studenti con fierezza ma non senza rancori della storia della sua nazione. La vita di Vjekoslav è resa ancora più arida dai lunghi anni trascorsi ad assistere un padre ormai morente davanti al quale solo ora riesce a trovare la forza di esprimere la propria identità e la rabbia per una comprensione mai arrivata. Sulle pareti della stanza le foto del padre ancora ricordano il suo passato di  “ustascia”, ma di quell’eredità fascista in Vjekoslav troviamo traccia solo nelle parole, non certo nella nobiltà d’animo.

Il ritratto del paese è impietoso: le strade di Zagabria sono teatro di violenza ed intolleranza verso ogni diversità, i sentimenti omofobi sono addirittura prevalenti su ogni altra forma di razzismo. Una notte la stessa Katarina, i cui comportamenti sono sempre probi e riservati, rimane vittima di una violenta e brutale aggressione. In ospedale incontra Maja, l’infermiera, sua vicina di casa, che si offre di assistere Vjekoslav e suo padre durante la convalescenza. Il loro rapporto apre a Vjekoslav le porte di un mondo dimenticato, i suoi silenzi si sciolgono in ricordi e confessioni. L’uomo colto che di giorno insegna ai suoi studenti riesce finalmente a diventare una cosa sola con quell’animo femminile che dalla madre ha ereditato anche la cura sartoriale nel confezionare abiti.

Di tutt’altro tenore è invece l’incontro con Ante, il marito di Maja. Lui è un uomo rozzo, ha origini serbe ma ha fatto la guerra dalla parte croata e ora presta servizio nella loro polizia. La sua integrazione però non si è mai realizzata e la frustrazione di dover sostenere un’esame sulla costituzione croata per poter conservare il suo lavoro si accompagna alla paura di non farcela. Per questo motivo Maja convince Vjekoslav ad aiutare il marito a preparare quell’esame. I due uomini però non sono capaci di mettere da parte pregiudizi e rancori: Ante fa sgradevoli ed inopportuni riferimenti all’omosessualità del professore, Vjekoslav mostra sempre ostilità verso il “nemico” serbo. Con i suoi sorrisi Maja prova a smorzare i toni ed a riconciliare gli animi ed una mano decisiva in tal senso gliela dà proprio la Costituzione della Repubblica Croata, la “Ustav Republike Hrvatske” del titolo originale. E’ rileggendo gli articoli che la compongono che Vjekoslav ed Ante si accorgono di quanto la società croata sia attualmente distante dai proclamati valori di uguaglianza tra etnie, confessioni religiose ed orientamenti sessuali e quanto loro stessi siano distanti dal rispetto di quei dettami.

Il film trova nei contrasti la sua splendida dimensione narrativa, l’asprezza si coniuga con la tenerezza, l’odio con l’amore, il dolore con l’ironia. Il ritratto dei personaggi è accurato ed ogni sfumatura caratteriale emerge sempre nel momento giusto senza che nulla sia mai prevedibile e banale. L’approfondimento storico e sociale è deciso, ma non si fa mai invadente rispetto ad una vicenda che conserva una dimensione intima e privata ben precisa. Il racconto ha il sapore di una carezza in un pugno e non mancano spunti divertenti che contribuiscono ad alleggerire i toni. Forse anche un tantino troppo nella scena che chiude il film, ma Ante, si sa, è un caciarone dal cuore buono e alla fine proprio non riesce a trattenere la gioia per quella notizia che sta per rendere un po’ meno insolito il suo amore per Maja.

///il trailer ///