The Disaster Artist. Omaggio alla bruttezza.

Può un brutto film dar vita ad un altro con un Golden Globe già in tasca e una candidatura agli Oscar, nell’importante categoria “miglior sceneggiatura non originale”? Domanda talmente tanto insolita da non poter avere una risposta. Invece, è proprio ciò che avvenuto: è il caso di dire che a volte la realtà supera la fantasia.

 

Solo un folle come James Franco, accompagnato da suo fratello Dave e dal suo fidatissimo amico Seth Rogen poteva dar vita a un progetto così rischioso. Rischioso perché, anche se molti stenteranno a crederci, il film da cui tutto è nato (The Room) ormai è considerato da anni un capolavoro del cinema involontariamente trash, vanta schiere e schiere di fan accaniti, molto facili da deludere.
Eppure il risultato finale è un film ben fatto, con delle interpretazioni che personalmente faticherò a dimenticare. In primis quella di James stesso, che ha dato vita ad un Tommy Wiseau, regista e creatore del film, identico all’originale, a tal punto che lo ha persino accompagnato sul palco a ritirare il suo Golden Globe, durante l’ultima cerimonia.

La trama è abbastanza semplice, è la vera e propria storia della nascita e creazione di quello che è definito da molto uno dei peggiori film mai realizzati. Potrebbe venire da chiedersi il perché fare un film del genere, ma quando ci si approccia al personaggio di Tommy, si capisce subito cosa abbia spinto Franco a farlo. Parliamo di un uomo di cui non si sanno né età, provenienza, o come faccia ad avere un conto in banca illimitato. Un personaggio cinematografico a tutti gli effetti, che nella sua stranezza ha dato vita a qualcosa di talmente tanto brutto, da risultare geniale.

the disaster artist
Al contrario invece The Disaster Artist si presenta come un film molto curato e fedele ai fatti, che ci presenta davanti questa bizzarra amicizia tra un uomo adulto molto singolare e un ragazzino con sogni da star, con una grande voglia di essere compreso e accettato (Greg Sestero).
L’andamento della trama risulta piuttosto lineare, così come il montaggio dell’intera pellicola. A rendere il film una piccola perla è proprio aver riportato totalmente la storia narrata da Greg nel suo libro, con il quale ci si sente più affini durante tutto il film, essendo il personaggio di Tommy Wiseau davvero troppo criptico per poterlo decifrare, cosa che accade anche nella realtà.

Il film si divide in due parti principali: la storia che precede The Room con la nascita dell’insolita amicizia (che sfocia poi in un sentimento quasi morboso) tra i due protagonisti, per poi passare alla vera e propria realizzazione del film, che per certi versi mi ha ricordato un’odissea grottesca, con Tommy e Greg come Don Chisciotte e Sancho Panza. Il primo totalmente svitato, con nessun’aderenza con la realtà e totalmente indifferente al giudizio degli altri, il secondo tanto affascinato quanto impaurito dalle stranezze dell’altro.
Altra similitudine che di certo in molti avranno potuto constatare, è il ritorno di un cinema che celebra il brutto, proprio come successe più di vent’anni fa con Ed Wood di Tim Burton; anche in quel caso si parla di un film riuscito, con la celebrazione di quello che è tutt’ora considerato “il peggior regista di tutti i tempi”.


Sicuramente la nuova generazione cinematografica sentiva la necessità di un nuovo film che celebrasse quella parte di arte non arte, della comicità involontaria e di quello che oggi definiamo “trash”. James Franco è riuscito quindi a fare un Ed Wood dei giorni nostri, discostandosi però totalmente, avendo ormai lui e Seth Rogen un loro tipo di comicità già ben delineato nei loro precedenti lavori. I personaggi di Ed Wood e Tommy Wiseau però sono molto diversi tra loro, essendo il primo un vero appassionato di cinema, il secondo invece un personaggio tanto folle quanto misterioso. Le commedie di Franco tendono sempre al no sense, che non tocca i gusti di tutti, anzi probabilmente è sempre un azzardo fare un film di questa fattura. C’è da dire che il vero Wiseau non lasciando trasparire nulla di sé, se non le sue stranezze, si è creato un personaggio che calza a pennello con la comicità di James.


Sfortunatamente però questo film non ha avuto il successo che meritava a causa delle accuse di violenza da parte di un ex dell’attore, fatte esattamente un’ora dopo la sua vincita al Golden Globe su twitter, accuse che poi non hanno mai visto il tribunale. Hollywood è sempre stato un luogo più politico che artistico, un luogo che riesce a far diventare persino un argomento serio come la violenza sulle donne una “moda”, penalizzando così un artista per problemi legati solo ed unicamente alla sua sfera privata. Nonostante i problemi mediatici, alcune scene ormai sono già cult, proprio come la pellicola originale “The Room”. Il film finisce con i titoli di coda in cui vengono mostrate una accanto all’altra delle scene di The Room e The disaster Artist, che risultano riprodotte in modo pressoché identico, persino con le battute dette in sincrono. Personalmente ho visto tutto il film come un omaggio alla bruttezza, come anche questa possa avere i suoi momenti di gloria, anche se si riversano inevitabilmente nella comicità.

 

/// il trailer ///