The Florida Project, essere bambini all’ombra di DisneyWorld

Non sapevo molto quando sono andata a vedere The Florida Project, al London Film Festival qualche mese fa.
Mi incuriosiva il nome, un trailer coloratissimo, e certamente il talento del regista, quel tanto acclamato Sean Baker di Tangerine, il lungometraggio del 2015 presentato al Sundance Film Festival, girato – per questioni di budget – con 3 Iphone 5S, e diventato da subito una delle opere che “devi vedere assolutamente.”

Se il budget resta modesto anche per questa sua ultima creazione (Baker ha rivelato che voleva cavarsela con poco visto il tema trattato, la povertà) dall’Iphone 5S si passa qui al 35mm.

Siamo ad Orlando, Florida, già set di film recenti come The Queen of Versailles (2012) e 99 Homes (2014), ma più esattamente a Kissimmee.
Il film è ambientato nel Magic Castle Inn and Suites, un low budget motel (per i più curiosi, è anche su booking.com) sulla Highway 192, la strada principale che conduce al magico mondo di Topolino & Co. Costa 40$ a notte e, come altri motel sparsi su territorio nazionale, fa da “social housing” per famiglie disagiate che non possono permettersi una residenza permanente e che spesso vivono alla giornata per riuscire ad assicurarsi un tetto sopra la testa. Sono per lo più donne, e madri. Ed è tutto vero.

È chiamato “Castello Magico”, ma di magico ha veramente poco:
le giornate scorrono tra prostituzione, violenza, cimici dei letti, e fuochi d’artificio spiati da lontano. Tutto questo appena fuori da ciò che è considerato il posto più felice sulla terra per i bambini: Disneyland.

I bambini appunto, i piccoli grandi protagonisti della scena.
Al centro della vicenda l’incontenibile Mooney, 6 anni (la rivelazione Brooklynn Prince, che davvero lascia a bocca aperta e di cui sentiremo parlare), in compagnia degli amichetti Scooty, Jancey, Dicky, e sua madre Halley (Bria Vinaite, la non-attrice scoperta dal regista su Instagram) adulta che adulta non è, bloccata in uno stato adolescenziale fatto di vestiti stretti ed emozioni che esplodono incontrollate.

Poi c’è Bobby, uno straordinario Willem Dafoe, il manager dal cuore tenero, l’angelo custode del “Magic Castle” e dell’umanità ai margini che lo popola. E gli si vuole bene fino alla fine: è lui a fare in modo che tutto fili liscio, che non ci siano problemi, irregolarità di pagamento, è lui a ridipingere il muro laddove il colore cede (in tutti i sensi), è lui a (tentare di) placare gli animi. In un certo senso, sembra anche investito di un ruolo di padre universale, unica figura maschile di riferimento per queste anime perse.

La pellicola si apre con Mooney & friends intenti a fare una gara di sputi sul vetro di una macchina parcheggiata. Tra rimproveri, battute azzeccate, e la spontaneità tipica di attori bambini, all’inizio si ride e si sorride: per buona parte del film “le simpatiche canaglie” (cui Baker confessa di essersi ispirato, The little Rascals) ci guidano nelle loro scorribande quotidiane. Entrano in stanze proibite, rompono quello che possono, combinano un guaio dietro l’altro non seguendo nessuna regola se non quella che detta la loro vivacità. Il motel è un parco giochi, gli adulti quelli da far esasperare. Si muovono minuscoli tra architetture giganti dai colori accesi, paesaggi fiabeschi, strade trafficate, maghi e arance e gelati. Siamo pur sempre a due passi da DisneyWorld, e il divertimento deve essere accessibile a tutti.

Ma ci sono anche gli adulti, e man mano che la storia prende forma, le difficoltà del vivere aumentano. Il tono si fa più cupo, e quella patina magica, quel filtro Instagram applicato alle cose che per un attimo anche noi ci eravamo illusi di vedere, si scioglie come neve al sole. I grandi non si capiscono, i bambini non li capiscono. La vita vera irrompe con tutti i problemi, con le stanze disordinate da pagare, con il cibo da non farsi mancare: da un certo punto in poi questo diventa l’unico punto di vista ammesso secondo Baker, in una escalation di frustrazione e disagio crescente per lo spettatore.

Certe scene colpiscono più di altre, come quella in cui Mooney e sua madre cercano il modo di guadagnarsi due soldi vendendo cianfrusaglie strane a dei passanti (a detta del regista persone ignare del fatto che si trattasse di un film) mentre sullo sfondo giganteggia il cartello stradale con scritto “7 Dwarfs Lane”. I 7 nani delle fiabe, e le due piccole donne, reali, in primo piano.

È un continuo oscillare di stati d’animo, per tutta la durata del film. I momenti teneri sono tanti e ruotano principalmente attorno ai bambini, al loro saper fare squadra, al loro saper stare insieme per sentirsi al sicuro, forti come i supereroi.
Anche l’amicizia – il sentimento più nobile che ci sia, dicono più dell’amore per certi versi – sembra funzionare meglio tra bambini. E lo si capisce nella scena finale, l’ultima, potentissima. Una scena che lascia qualche crepa dentro, ma allo stesso tempo fa tirare un sospiro di sollievo. Una scena in cui, per una manciata di secondi, compare il castello magico, quello vero, quello Disney, come un dinosauro sornione, un po’ distratto e dai tratti ambigui.  Ci piacerebbe vederlo come le bambine che gli corrono incontro in cerca di salvezza, piene di speranza e con le lacrime agli occhi. Ma come si accendono le luci in sala e partono i titoli di coda, siamo confusi, forse arrabbiati, in parte segretamente lo imploriamo affinché con una bacchetta magica possa dare ai piccoli ciò che gli spetta.

La buona notizia è che The Florida Project verrà distribuito in Italia da Cinema, anche se non c’è ancora una data ufficiale. È un film importante, che dovremmo tutti vedere. Uno sguardo delicato e umano sulle contraddizioni della società, sul rumore del turismo di massa e sul silenzio di chi ci vive faticosamente al lato senza poterne fare parte, su cosa vuol dire essere bambini, cosa vuol dire essere adulti. Un film che, tra un sorriso e una scaldata al cuore, disorienta e fa male, ma che non per questo ci deve indurre a non voler guardare, a non voler sapere. Il regista voleva farci sapere tutto questo, e lo ringrazio.

5 stelle ma ne darei di più ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

/// il trailer ///