Tito e gli alieni. Almeno tu nell’universo

E’ arrivato in sala il 7 giugno “Tito e gli alieni”, opera seconda della regista milanese Paola Randi, un poetico e divertente racconto di fantascienza che si interroga su uno dei più grandi temi dell’universo: “come sopravvivere al dolore della perdita di una persona cara”.

Tito e gli alieni

Paola Randi ci ha abituati a volare alto e, dopo averci portato “Into Paradiso” con la sua opera di esordio del 2010, ora ci proietta nello spazio, tra presunte presenze aliene e il desiderio di ritrovare gli affetti perduti. Paola è autrice che ama lavorare sulle contaminazioni ed anche in “Tito e gli alieni” si diverte a mescolare generi, linguaggi ed ambiti culturali. “Into Pradiso” era il divertente racconto di una storia di ordinaria criminalità all’interno di uno dei quartieri popolari di Napoli, ma inconsapevole protagonista ne diventava la comunità cingalese in un affresco multiculturale che conferiva al film quel sapore di fiaba e di magia che rappresentano uno dei tratti distintivi del suo cinema. Con “Tito e gli alieni” la questione diventa ancora più complessa, la Randi continua a percorrere le strade della commedia ma il film si colloca a pieno titolo nel filone fantascientifico con tanto di ambientazione americana, nel deserto del Nevada ai margini della famosa Area 51, e di cast internazionale.

Tito e gli alieni

La fantascienza “umana” di Zemeckis e Spielberg si fa ancora più umana nel film della Randi, regalandoci momenti di profonda commozione all’interno di un racconto pieno di levità e poeticità. Aver scomodato due mostri sacri del cinema americano (ma tanti altri riferimenti è possibile trovare disseminati nel film) non deve farci pensare che l’obbiettivo della regista milanese fosse quello di creare un film ricco di effetti speciali e di stupefacenti invenzioni sceniche, nel caso della Randi siamo certamente nell’ambito di un cinema indie che utilizza con grande maestria le non elevate risorse di cui dispone. Gli effetti in ripresa trovano un’ampia ed efficace applicazione andando a fondersi con un parsimonioso utilizzo degli effetti digitali. Il prodotto artigianale (termine da leggersi nella sua accezione più nobile) che se ne ricava conferisce al film il sapore romantico di un tempo passato ed è perfettamente in linea con la dimensione più intimista che (fanta)scientifica che la regista intende dare al suo film ed in particolare al personaggio del Professore. Le invenzioni sceniche della Randi sanno creare stupore e meraviglia senza fare ricorso a soluzioni tecnologiche, ma semplicemente riuscendo a lavorare sulla costruzione di atmosfere magiche e sognanti. Un contributo essenziale in tal senso lo dà anche l’ottimo lavoro fotografico di Roberto Forza, che dopo averci guidato, attraverso l’uso di forti cromatismi, lungo la Extraterrestrial Highways (il set e stato, in parte, allestito anche nella zona desertica di Almeria, in Spagna), sa donarci suggestivi e romantici scenari notturni in cui luci e colori diventano ancora una volta delicati protagonisti della scena.

Tito e gli alieni

Valerio Mastandrea è il Professore, uno scienziato che, anziché lavorare al progetto spaziale affidatogli dal comando militare che opera nell’Area 51, trascorre le sue giornate disteso su un divano in mezzo al deserto accanto ad una rudimentale antenna attraverso la quale cerca di captare i suoni dell’universo e tra essi la voce della moglie morta qualche anno prima. Suo fratello si chiama Fidel (Gianfelice Imparato), il suo nome è tutto un programma. Quando lo conosciamo è già morto ed ha appena fatto recapitare al Professore una sorta di video-testamento nel quale gli spiega come prendersi cura dei suoi due figli, Tito di 7 anni ed Anita di 16. Il loro arrivo in Nevada porterà un vero scompiglio: i due ragazzi si renderanno presto conto che ad attenderli non ci sono le sfavillanti luci e le ville con piscina di Las Vegas, ma si lasceranno comunque incuriosire dagli stravaganti abitanti del posto la cui esistenza ruota tutta intorno alla credenza che quella terra sia popolata da creature aliene. Tito in particolare resterà profondamente affascinato dalle ricerche dello zio, costringendolo ad uscire dall’isolamento in cui si era rinchiuso e ad accorgersi della fantasiosa e dolce presenza di Stella (Clemence Poesy), la sua “autista”, specializzata nell’organizzazione di matrimoni a tema alieno. Il corto circuito innescato da Tito ed Anita consentirà a tutti di tornare ad alimentare i propri sogni, mentre nel finale una serie di rocambolesche avventure faranno da preludio a momenti di struggente commozione. La Randi si dimostra così ancora una volta bravissima a racchiudere ogni nostra malinconia in mezzo a due fragorose risate.

Tito e gli alieni

Quella porta che Tito e il Professore cercheranno di aprire nell’universo servirà a riappacificare le loro anime ed a trovare una nuova collocazione spaziale (ed emozionale) alle persone da cui si sono dovute separare troppo presto. Alla regista non serve alcuna visione religiosa per lavorare sull’elaborazione del lutto ma alla fine forse anche il contesto (fanta)scientifico è solo un divertente e raffinato espediente per dimostrare che gli strumenti per affrontare quel percorso vanno cercati dentro di noi. La forza della memoria, l’attaccamento agli affetti sopravvissuti, la capacità di fare squadra diventano così gli elementi su cui si fonda il ritorno alla vita.

Valerio Mastandrea è assolutamente perfetto in un ruolo che gli consente di essere burbero e scontroso ma anche romantico e malinconico. Clemence Poesy, reduce da un film di grande successo come “Famiglia all’improvviso” e da una partecipazione in “7 minuti” di Michele Placido e “Final portrait” di Stanley Tucci, ha una meravigliosa gamma di espressioni che le consentono di diventare una sorta di angelo custode del Professore. Gianfelice Imparato, già protagonista di “Into Paradiso”, riesce a regalarci momenti esilaranti anche all’interno di una comunicazione intrisa di tristezza. Tra tanti bravissimi interpreti si ergono al ruolo di straordinari protagonisti anche due ragazzi alla loro prima esperienza attoriale: Luca Esposito e Chiara Stella Riccio aggiungono al film la forza della loro spontaneità ed uno spassoso slang napoletano che contribuisce a rendere ulteriormente poliglotta la narrazione.

Tito e gli alieni

Nella colonna sonora, accanto all’ottimo lavoro di Giordano Corapi e ad un meraviglioso brano di Chet Baker (che sancisce uno dei momenti più belli del film), troviamo gli ultimi magici tocchi di chitarra di Fausto Mesolella, scomparso durante la lavorazione del film ed al quale Paola rivolge una bellissima dedica spaziale.

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