C’erano un sardo e un ungherese al Torino Film Festival 36

Giunto alla sua 36esima edizione il Torino Film Festival, uno dei festival cinematografici più rilevanti nel panorama italiano, si è svolto dal 23 novembre al 1 dicembre.

torino film festival 36

Nell’orgia di nastri gialli appesi al collo come chiavi di accesso alla vita, lunghe file, film persi, caffè sbagliati (Torino ti voglio bene, ma lo sai pure tu), un numero sostanzioso di farinate mal digerite tra un film e l’altro, il TFF 36 chiude i battenti e ci lascia tante pellicole da recuperare in sala (avrei voluto vedere almeno venti film in più) e due splendide da poter già consigliare: si parlerà d’amore, cinici o presunti tali in lettura potete passare oltre. I due film in questione, Ovunque proteggimi di Bonifacio Angius  e Rossz Versek/Bad poems di Gábor Reisz arrivano dall’Italia e dall’Ungheria, hanno entrambi un sapore di autenticità dominante, sia per lo sviluppo sia perché a recitarvi sono diramazioni familiari dell’autore o l’autore stesso.

Partiamo da casa nostra e, nello specifico, dalla Sardegna: Alessandro (Alessandro Gazale), cinquant’anni, cerca di fare quella musica che il padre amava tanto e beve, ogni notte, così tanti drink da diventare molesto (richiamando una celebre battuta, senza il “non” salvifico). Tortura la psiche dell’anziana madre con cui vive, fino a quando questo fragile equilibrio esterno non viene letteralmente inondato dalla rabbia che Alessandro nasconde dentro i suoi bicchieri maleodoranti, costringendolo alla reclusione forzata in un ospedale psichiatrico. Questa reclusione diventa, però, il volano (e il riferimento al motore non è casuale) che lo spinge fuori dagli ambienti chiusi che frequenta e lo colloca in campi aperti e in macchine in fuga, proprio come in un classico road movie ambientato solo in terra sarda. In ospedale Alessandro conosce Francesca (l’attrice Francesca Niedda, compagna del regista nella vita), corpo minuto e due occhi sempre lucidi senza lacrime, che ha appena perso la custodia del figlio di cinque anni (Antonio Angius, dal cognome rivelatore) e con lei si mette in moto verso il recupero del bambino che diventa recupero e “ristrutturazione” di sé.

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Ovunque proteggimi, dice il titolo, rivolgendosi a una figura in grado di tenerci al sicuro ovunque, appunto, anche solo con il pensiero: c’è qualcuno che pensa a noi, che è a conoscenza delle nostre bellezze e delle nostre storture, senza negarle o nasconderle da nessuna parte, perché ci ama e basta, perché forse ha la memoria breve (e la scelta di Oblivion di Astor Piazzolla , in versione strumentale, acquisterebbe in tal caso un significato diverso) o forse perché in quel basta è racchiusa ogni possibile spiegazione, proprio come Angius ama i suoi person(aggi).

Dall’ironica crudezza di Ovunque proteggimi passiamo alla violenza onirica dell’immaginazione e del ricordo, anche quello sbagliato, di Bad Poems opera seconda dell’ungherese Gábor Reisz, menzione speciale della Giuria quest’anno e vincitore con la sua opera prima For some inexplicable Reason del premio speciale della Giuria e del premio del pubblico al Torino Film Festival 32. Reisz, che ha scritto, diretto e interpretato il suo film, racconta l’amore, quello che decostruisce la memoria e spinge eternamente a chiedersi: se quello che ricordiamo è reale, in cosa abbiamo sbagliato?

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Il trentenne Tamás (il nostro Gábor) è un aspirante regista, sul cui letto troneggia la locandina di Fargo (e dai Coen il film eredita una stramberia che si fa amare dalla prima scena), il quale, con insoddisfazione, si trova a dirigere spot pubblicitari sulla carne di pollo. È appena stato lasciato da Anna (Katica Nagy) a Parigi e, rientrato in una Budapest da poco fuori dal socialismo sovietico, dà avvio al surreale interrogatorio, che ha luogo nella memoria, cui sottopone se stesso a sette, quattordici e sedici/diciotto anni. Un tribunale in cui ricordi, presente, aspettative che cambiano aspetto a seconda dell’età, passato e futuro si mescolano, trascinando il protagonista e noi tutti in un vortice di domande divertente e anche un po’ doloroso (ma ce ne accorgiamo solo dopo), che parte dalla domanda posta dal Tamás bambino al Tamás adulto: tutto qui, quello che sei diventato?

torino film festival 36

Le poesie che scriveva da bambino sono destinate a diventare bad poems, come quell’amore senza contaminazioni che cerchiamo ovunque? In questo caso, non ci resta che accettare la cattiva poesia e amarne ogni strofa, e basta. E a voi non resta che andare al cinema, e basta.