35° Torino Film Festival. Ecco tutto quello vedremo.

Tutto pronto per la 35° edizione del Torino Film Festival dal 24 Novembre al 2 Dicembre, 9 giorni tra le sale della città magica.

Torino Film Festival

Ci siamo.
Dalle vetrine delle caffetterie, per strada, nei cinema di tutta la città, Kim Novak e il gatto di “Una strega in paradiso”, film del 1958 diretto da Richard Quine e manifesto ufficiale del 35° TFF, ci ricordano come il festival più importante di Torino, nonché portavoce di opere prime, seconde e terze, stia per iniziare e noi siamo pronti a riempire le sale del Cinema Massimo e del Reposi, e a riempirci gli occhi di bellezza. Nell’attesa, scopriamo tutti i film scelti, i quindici della più importante sezione competitiva del Festival, Torino 35,  la cui giuria sarà capitanata dal regista cileno Pablo Larraín, già vincitore nel 2008 con “Tony Manero”e i 154 titoli delle altre sezioni, tra quelle competitive e non, di cui fa parte anche una piccola sezione creata dalla madrina del Festival, Asia Argento.

Da sempre seguace morbosa di eccessi ed ombre, la sezione non competitiva dell’attrice/cantante/regista si chiama Amerikana e racconta l’America povera, suburbana, l’altra faccia dello sfarzo e dei lustrini, con due film degli anni ’70 “Payday” di Daryl Duke e “Stroszek” di Werner Herzog, un film del 2004 firmato dalla stessa Argento “The Heart Is Deceitful Above All Things” ma, soprattutto, “Out of the Blue“di Dennis Hopper, del 1980, punk film definito dalla direttrice del TFF Emanuela Martini “una costola andata a male della New Hollywood”e “Paris Texas” di Wim Wenders, che nel 1984 racconta il percorso di un’anima (ma, in realtà, dell’America intera) destinata lungo il tragitto a ricomporre i pezzi e a frammentarsi dall’interno.

Torino Film Festival

“Bamy” del giapponese Jun Tanaka

Le altre sezioni che affiancheranno Torino 35 sono: Festa Mobile, non competitiva, che mutua il nome da un romanzo di Ernest Hemingway, per il racconto di “una festa, un girovagare continuo tra uno schermo e l’altro, tra un genere e l’altro, tra un dramma, una risata, un horror, un musical”, come racconta Emanuela Martini. La sezione conta 38 titoli, tra cui 8 italiani.

Afterhours, non competitiva, con 14 titoli catalogati come Thriller/Horror e, tra i più interessanti, la miniserie tv prodotta da Amazon firmata da un habitué del Festival Sion Sono; Onde, non competitiva, la più innovativa e sperimentale; trentadue documentari della sezione TFFDoctra quelli in concorso e fuori concorso; dodici cortometraggi italiani in Italiana.Corti; Non dire Gatto dedicata alla figura del felino sul grande schermo e diramazione della Mostra “Bestiale! Animal Film Stars” fino all’otto gennaio al Museo Nazionale del Cinema (da qui la locandina ufficiale del Festival) e infine, la monumentale rassegna dedicata a Brian De Palma, che raccoglie tutta la sua filmografia dal 1962 al 2012.

Di roba da vedere e rivedere, per chiudersi in una sala e non uscirne (mai) più ce n’è, senza contare, ovviamente, la sezione principale del Concorso, Torino 35, imperniata su un cinema giovane che aspettava solo di essere scoperto.

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“Blue Kids” di Andrea Tagliaferri, prodotto da Matteo Garrone

Qui, gli italiani in concorso sono due: Andrea Tagliaferri con “Blue Kids“, opera prima e favola nera prodotta da Matteo Garrone e “Lorello e Brunello” di Jacopo Quadri, che ci riconduce per 85 minuti a una vita semplice, al servizio della natura e di bisogni reali. Tre i francesi: “À Voix Haute/Speak Up” di Stéphane De Freitas, sulla quasi perduta arte oratoria, “Kiss and Cry” di Chloé Mahieu e Lila Pinell, un racconto di formazione sul ghiaccio diretto da due documentariste e “The Death of Stalin“, coproduzione franco-britannica firmata da Armando Iannucci (non ci si lasci ingannare dal nome, il regista è nato e cresciuto a Glasgow con madre scozzese e padre napoletano) e satira incentrata sulle caotiche conseguenze legate alla morte di Stalin.
Due inglesi, “Beast“, thriller psicologico di Michael Pearce e “Daphne“, un ritratto femminile delineato dal regista Peter Mackie Burns. Il portoghese “A Fabrica de nada” diretto da Pedro Pinho, un film sulla crisi economica che improvvisamente cambia veste trasformandosi in musical, il giapponese “Bamy” di Jun Tanaka, sul potere dell’immaginazione, “Al Tishkechi Oti/ Don’t Forget me” di Ram Nehari,  coproduzione israeliana, francese e belga e  spaccato sulla realtà israeliana vista dagli occhi di due innamorati, l’americano “They” di Anahita Ghazvinizadeh, che getta luce sul tormento legato alla costruzione di una identità e “The White Girl” firmato dalla produttrice Jenny Suen e dal regista Christopher Doyle, la vicenda di una donna allergica al sole e dei suoi rapporti con il mondo.

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“Arpòn” di Tomás Espinoza

Infine, “Arpòn” di Tomás Espinoza, una coproduzione argentina, venezuelana e spagnola che si addentra nei meandri della scuola e realizza un thriller sulla responsabilità, il cinese “The scope of separation“di Yue Chen, definito da Emanuela Martini il Woody Allen cinese e “Barrage” di Laura Schroeder, coprodotto da Lussemburgo/Belgio/Francia, sul rapporto tra donne appartenenti alla stessa famiglia.

Ora, un bel respiro e domani si comincia, un po’ FuoridiCinema ma sempre dentro una sala.

L’intero programma del festival lo trovate qui: www.torinofilmfest.org/programma