Venezia 75: Caro diario, che cos’è l’amor.

Attenzione, le parole a seguire sono prese dai nostri social, scarabocchi, appunti, confronti tra amici, pensieri tra pause caffè o con la laguna in faccia. E riportate una dietro l’altra, pezzetto dopo pezzetto, per creare il nostro diario personale di questi 12 giorni veneziani. Buona lettura.

Francesco 29 agosto alle ore 00:38

Ci siamo! #venezia75 è pronta ad allunare

Marzia 30 agosto alle ore 00:17 

Ti cercarono l’anima a forza di botte. Giustizia per Stefano.

Francesco 30 agosto alle ore 02:12 

Quella di oggi è stata una giornata come nessun’altra nella mia storia della Mostra. Io, Angelo e Marzia ci ritroviamo davanti alla cassa del bar dopo esserci persi in sala nel lungo applauso di fine proiezione. Proviamo a dire qualcosa sul film che racconta la vicenda di Stefano Cucchi ma gli occhi di tutti e tre si riempiono immediatamente di lacrime e le parole restano per un po’ strozzate dall’emozione. Ripensiamo a quell’applauso ossequioso degli abbracci tra la sorella Ilaria ed il cast del film, alle lacrime di Alessandro Borghi (la sua interpretazione è superlativa) ed infine al film che, con grande onestà e misura, non accusa, né assolve, ma si fa racconto di un calvario e testimone della negazione dei diritti basilari di un uomo. Sulla mia pelle è un film bellissimo che fa male vederlo, ma fa anche tanto bene a questo paese che ha bisogno di ritrovare compostezza, quella che da anni caratterizza la battaglia di Ilaria Cucchi e che ora è anche la cifra stilistica di quest’opera.

Marzia 30 agosto alle ore 13:30 

The favourite è già tra i miei favoriti. “Olivia Colman vincerà” ho pensato dopo appena 20 minuti dall’inizio del film. È bastata una scena, un primo piano dei suoi occhi e di come cambiano mentre osserva un ballo. Le donne e il potere, come si diventa favoriti e come si perde quello status, come si passa da privilegiati a conigli. Un Lanthimos intelligente che mi ha davvero fatto pensare e divertire.

Francesco 30 agosto alle ore 18:18 

Roma di Alfonso Cuaron: c’è già un pezzo di cuore che sa a chi vorrebbe che andasse il Leone d’oro. Ma anche Lanthimos con The favourite c’ha messo del suo per rendere straordinaria questa mattinata di grandi racconti al femminile, facendoci dimenticare in fretta il brutto avvio di ieri con First man di Chazelle, film piatto e noioso pur nella sua ineccepibile confezione. #venezia75

Francesco 31 agosto alle ore 13:57 

Coen: sei episodi, du’ palle

[marzia likes your status]

Francesco 1 settembre alle ore 02.12 

Mike Leigh per me è Segreti e bugie, l’opera che metto sempre in cima ai miei film del cuore, Ma Leigh è anche Poppy (La felicità porta fortuna), Vera Drake, Another year e Turner. Insomma è uno dei più grandi e lo rimarrà per sempre. Il suo Peterloo però è stato per me troppo lungo e sofferto. Un momento di cinema che non ho atteso e che quando è arrivato non vedevo l’ora che passasse. #venezia75

Marzia 1 settembre alle ore 02:21 

Peterloo e Aquarela. Due film e quasi 5 ore di film consecutive. Dalle 19 alle 23.30. Fuori diluvia tanto vale essere secchioni, penso. Il massacro di Peterloo, 1819, raccontato da Mike Leigh, prende velocità solo nella parte finale, il film documentario che celebra la forza dell’acqua  – ghiacciai, cascate, uragani – mai  invece. Solo perché amo Mike Leigh e amo l’acqua. E perché penso che Mike Leigh vincerà qualcosa, dai sicuro. Ma a volte l’amore non basta e comincio a sognare una pizza, che poi arriverà dopo mezzanotte e sarà la ricompensa più dolce. Pacche sulle spalle per me, si cresce molto restando in sala quando si vorrebbe uscire.

Francesco 2 settembre alle ore 09:56 

Avevo espresso subito le mie perplessità sul cartellone del concorso ufficiale di Venezia 75 ma speravo in qualche modo di ricredermi sull’onda dell’entusiasmo che sempre si genera stando qui. E invece questi primi giorni hanno confermato ogni mia perplessità. I film sono quasi tutti inutilmente lunghissimi e la scelta di dare così tanto spazio al cinema di genere, western, horror, thriller, costume, finora non ha pagato. I grandi nomi servono se portano grandi film altrimenti è un po’ come quei campionati di calcio (cinese, americano – o anche quello italiano?- ) dove i top player rischiano di fare solo passerella. Ho stroncato i Coen e con dolore ho dovuto sottolineare che Mike Leigh ha impiegato 150 minuti per raccontare una storia in cui solo gli ultimi 20 scuotono lo spettatore dall’insopportabile verbosità subita fino a quel momento. Ero deluso anche dalla scelta di affidare di nuovo l’apertura a Chazelle, ma almeno speravo che il film fosse bello e invece tanta noia anche lì. Il capolavoro però lo abbiamo visto e si chiama Roma di Alfonso Cuaron.. Per il resto ci siamo divertiti un bel po’ con L’anthimos (che è sembrato molto poco Lanthimos) e con Assayas (che a tratti è sembrato Woody Allen e che della verbosità ha fatto invece la sua forza). Stamattina c’è Audiard, un altro western, Oregon 1800 e qualcosa, stavolta io resto a dormire. #venezia75

Marzia 2 settembre alle ore 10:01 

Hai avuto paura di Suspiria?
Sì, Ho avuto paura che non finisse mai.” (grazie Angelo). Certo è un’esagerazione ma con Suspiria ho avuto parecchie difficoltà, innanzitutto ad accettare che il film non era quello che mi aspettavo, che non fa paura neanche un po’, che ci si perde dietro ad una storia fatta di tanti tasselli di trama, politici e confusionari, che si sta sempre a guardare l’orologio sperando che qualcosa di terrificante accada da un momento all’altro. Di certo non possiamo dire che Suspiria sia un film brutto, è esteticamente accattivante e alcune scene, entrambe legate al ballo (individuale prima e poi di gruppo) sono visivamente e musicalmente potentissime. Ma non basta. La tensione prova a crescere dentro la scuola, poi quando Guadagnino ci porta fuori, in una Berlino appesantita dalla pioggia e da un passato/presente opprimente, ecco che si perde in flash e in complessità non necessarie. Il film è fatto di frammenti, di alti e bassi continui, di attese disattese. Peccato, forse le recensioni e quanto letto finora mi avevano preparato ad altro. Occasione persa, ma forse non ero nella giusta predisposizione, lo rivedrò in sala e vedremo se qualcosa cambierà. Dario Argento può stare tranquillo, in ogni caso il nuovo Suspiria se ne discosta completamente. #venezia75

Però questo disegno sul red carpet mi è piaciuto molto.

Francesco 2 settembre alle ore 17:44 

Due bei film e torna subito la voglia di vederne altri cento ancora. Tel Aviv on fire tratta il conflitto israelo-palestinese con garbo e leggerezza e alla fine si capisce che la gente ha bisogno anche di film così. Le risate non si contano, gli applausi pure. Subito dopo 12 anos mi riporta nella dimensione tragica dell’oppressione politica con il racconto degli atroci anni di detenzione di Pepe Mujica e di altri combattenti per la libertá uruguaiani. Film potentissimo.
Due bei film e torna subito la voglia di vederne altri cento ancora. “Tel Aviv on fire” tratta il conflitto israelo-palestinese con garbo e leggerezza e alla fine si capisce che la gente ha bisogno anche di film così. Le risate non si contano, gli applausi pure. Subito dopo “12 anos” mi riporta nella dimensione tragica dell’oppressione politica con il racconto degli atroci anni di detenzione di Pepe Mujica e di altri combattenti per la libertá uruguaiani. Film potentissimo.

La riconoscenza verso Tel Aviv on Fire è tanto più grande perché mi ha regalato la felicità di trascorrere qualche giorno con la mia meravigliosa amica Sheyda Vatan Khah.

Marzia 3 settembre alle ore 02:29 

È il giorno de L’Amica Geniale. Scopro all’ultimo minuto di avere un invito per la Sala Grande, con il cast, la produzione, gli addetti ai lavori, e devo esserne grata due volte visto che riesco ad evitarmi Charlie says, film – dicono brutto – su Charlie Manson che avevo in programma alla stessa ora. Finalmente. Sono arrivate le prime forti emozioni in un festival che non me ne aveva ancora riservate poi molte. Parlo di quegli stati d’animo che non hanno a che fare con la logica, la razionalità, la complessità di trame e scelte di regia enigmatiche. Ma gli stati d’animo che nascono da un’empatia forte con quello che si vede, dalle relazioni umane, dalle ambientazioni suggestive, dai volti delle due piccole protagoniste, di cui ci si innamora al primo sguardo. Lila e Lenù, Ludovica Nasti ed Elisa del Genio sono bravissime ed opposte. Alla fine della proiezione dei primi due episodi – la serie partirà il 30 ottobre su Rai Uno – dieci minuti di applausi meritati e le giovani attrici in lacrime abbracciate al regista Saverio Costanzo. Questo sentire collettivo e questo stare insieme ad applaudire commossi è magia. Alba Rohrwacher è la voce narrante di Elena, in sala anche Paolo Sorrentino e tanta Caserta.

Francesco 4 settembre alle ore 02:14 

Acusada. Partiamo dalla fine (della giornata), anzi dal fondo (clamorosamente toccato stasera). Sotto accusa finisce chi ha avuto il coraggio di inserire un’opera tanto indecente in Concorso. Un caso giudiziario che vuole essere dramma familiare ed affresco sociale ma che riesce a proporci solo personaggi irritanti ed inconsistenti. Uno dei pochi film di durata ragionevole a fine proiezione pesa come se fosse durato 4 ore.

Sunset. Tramonto. È quello che sotto una sottile pioggia io e Marzia ci siamo regalati sulla laguna cercando di capire cosa volesse dirci il film di Lazio Nemes (quello de Il figlio di Saul). L’opera è visivamente meravigliosa e, nella prima parte, molto seducente anche nel suo procedere misterioso. Peccato che la seconda parte (2 ore e venti totali) riproponga insistentemente le stesse domande della parte iniziale e soprattutto che nessuna di esse trovi risposta. Una bella esperienza sensoriale che per un po’ ci aveva illuso di poter essere anche emozionale.

At eternity’s gate. La bellezza visiva del film di Shnabel è sostenuta dal racconto di una vita travagliata che si lascia guardare con piacere. Ma quanto era necessaria questa ennesima biografia di Vincent Van Gogh? Il film perde nettamente, per originalità e brillantezza, il confronto con il recente e geniale “Loving Vincent”.

Marzia 5 settembre alle ore 01:16 

Werk ohne Autor, ore 10.45 in Sala Grande, quanta attesa anche per questo film. Dopo i ritmi blandi degli ultimi giorni ed alcuni film veramente brutti come Acusada, il film del regista de Le vite degli altri si presentava come un papabile Leone d’Oro. Io entro in sala, carica di caffè e speranza.

Dopo forse appena 50 minuti, la cosa che mi era piaciuta di più era stata questa.

Peccato. Eppure leggendo le opinioni del pubblico il film è piaciuto tanto, meno alla critica. Credo di non aver retto la deriva fiction e i dialoghi come: “Ho capito come tutto è collegato, papà! Pausa. “Ho capito come tutto è collegato mamma”. Va bene ora spiegaci qualcosa allora. Eh no, il tizio incontra una studentessa di moda. “Mi fai un vestito? No. Ciao. Ciao.” Dopo un secondo, ma un secondo reale di film, “Tieni ti ho fatto un vestito. Ma tu mi ami? Altrimenti non posso farcela.” Mancano 120 minuti e qui è tutto un prurito. Un’occhiata d’intesa con i miei complici alla mia destra e sinistra e ce ne andiamo in tre, facendo alzare tutta la fila. Si scappa, via a Venezia. Anche oggi Barbera ci ha messo alla prova, ma i Suspiria finali davanti al ponte dei Sospiri sono tra le cose belle della giornata, tutte successe fuori da una sala cinematografica. Leggerezza.

Francesco 5 settembre alle ore 14:17 

Il bene mio di Pippo Mezzapesa è una carezza al cuore. Un film bellissimo, che dopo tanti giorni aridi alla Mostra, ci restituisce il senso della poesia, della dolcezza, dell’impegno civile. Sergio Rubini è immenso. Un’intera sala commossa e felice. Bravo Pippo, ti stavamo aspettando e ci hai ripagati alla grande.

Francesco 6 settembre alle ore 11:31 

Uscire dal film prima ancora che cominci…

Marzia 7 settembre alle ore 02:01 

Mario Martone… quello che non uccide fortifica. Capri-Revolution è un film ambizioso, che racconta una realtà interessante e che non conoscevo. La crescita di una donna che cerca se stessa, la libertà, un nuovo mondo è possibile? Non so ma questo di Martone è sempre un po’ faticoso.

Pranzo al Lio, foto con Valeria Bruni Tedeschi e scatta il toto leone, con sottofondo di Renato Zero. Siamo quasi alla fine! Oh no #fifa

Francesco 7 settembre alle ore 11:20 

Assegno già i miei premi, prima ancora di vedere Tsukamoto e senza aver visto Audiard, Reygadas, Martone e Minervini.

Leone d’oro: Roma di Alfonso Cuaron
Gran Premio della Giuria: Sunset di Laslo Nemes
Premio della Giuria: The Nightingale di Jennifer Kant
Leone d’argento per la Regia: Yorgos Lanthimos per The favorite (ma poi vince Guadagnino)
Osella per la sceneggiatura: Double vies di Olivier Assayas
Coppa Volpi interprete femminile: la regina di Lanthimos
Coppa Volpi interprete maschile: boh.. (forse William Dafoe per At eternity’s gate)

Film del cuore: Il bene mio di Pippo Mezzapesa (ma i selezionatori, si sa, le cose veramente belle spesso le lasciano fuori)

Marzia 8 settembre alle ore 16.42

Malamocco, con la scusa di Morte a Venezia girato in questo delizioso vecchio borgo, ogni anno si fa un giretto. Il pranzo da Mauretto è sempre speciale,  stavolta con una giuria d’eccezione, che a pancia piena è riuscita a decretare tutti i vincitori senza grosse polemiche.

Marzia 8 settembre alle ore 17:15 

#Roma è #Lafavorita, tiriamo un #Suspiria di sollievo ma occhio ai colpi di scena. #venezia75

Francesco 8 settembre alle ore 18:00 

Forza Roma

Marzia 8 settembre alle ore 19:25  

Roma è Amor al contrario #venezia75

commento ore 23.16 : “Roma è il quartiere di Città del Messico dell’infanzia del regista e tutto il film è una dichiarazione d’amore di Cuarón per la sua tata. Nel discorso di premiazione poco fa ha anche detto che proprio oggi è il compleanno della sua tata. Super emozionante, Bello eh? ”

Francesco 8 settembre alle ore 19.42

Best Actor Orizzonti: Kais Nashif – Tel Aviv on fire

Francesco 8 settembre alle ore 20:01 

La sceneggiatura ad un film ad episodi non collegati tra loro?

Francesco 8 settembre alle ore 20:05 

Olivia Colman sei una vera regina #lafavorita

Francesco 8 settembre alle ore 23:37 

La mattina dopo l’inaugurazione vedemmo Roma e La favorita uno dietro l’altro, pensammo che Venezia 75 sarebbe stata strepitosa, non avevamo capito che finiva lì. Oggi sono entrambi meritatamente premiati, ma sulla loro strada non è riuscito a pararsi nessun rivale. Sono contento per il premio a The Nightingale che sarebbe ingeneroso considerare una forma di riparazione all’insulto di un demente. Sono contento anche per l’attore palestinese premiato ad Orizzonti per Tel Aviv on fire, ma mi chiedo come abbia fatto la giuria ad ignorare Alessandro Borghi per l’interpretazione di Stefano Cucchi. La competizione tra generi la vince nettamente il western che occupa molte caselle dei premiati con i film di Audiard (appena recuperato, carino, ma niente di più), dei Coen e lo stesso The Nightingale di Jennifer Kent. Alla fine un palmares che convince un po’ tutti e in cui fa rumore la totale assenza di italiani, ma del resto il concorso di quest’anno ha parlato italiano solo una volta. Ed anche questo era stato per me motivo di disappunto dopo la conferenza stampa di presentazione della Mostra.

Marzia 9 settembre alle ore 23:09 

Sono rimasta solo io a casa, e domani lascio il Lido. Quello che succede ogni anno al festival di Venezia non è facilmente spiegabile, però le sensazioni che si provano sono forti e chiare. Quest’anno ancora di più. Forse perché le cose crescono col tempo, da piccole diventano grandi, piano piano. E stasera mi sono messa a pensare a loro. E a quando venivo da sola i primi anni, anche per settimane intere, e non conoscevo nessuno, ma nessuno nessuno. E a come tutto è cambiato.
Già mi mancano le persone che sono passate di qui, a casa, anche se per poche ore, mi mancano quelle incontrate fuori con cui si è parlato e riso, quelle che stanno facendo cose belle, che hanno una passione contagiosa e una gentilezza non scontata. Ogni persona ha reso questi giorni intensi e rigeneranti per me.
Alcune amicizie si rafforzano, altre si affacciano fresche.
Poi ci sono le cose e le piccole abitudini, perché tutto è importante. Mi manca il rosso del tappeto e dei tanti vestiti – rossissimi – indossati dalle star, mi manca la noia che ho provato spesso in sala, la mattina che volevo uccidere Guadagnino, le lacrime per le bambine de L’amica Geniale, lo spritz sempre, le sveglie messe e tolte rimesse e ritolte, la ricerca di ciak per vedere cosa dicono quelli importanti, il caffè al volo, le fughe a Venezia, l’acqua della laguna intorno che tranquillizza, l’accredito al collo come un Cartier, i pranzi sul mare “eh ma costa troppo e la pasta è scotta” – e poi sempre lì stiamo – i cambi di programma repentini, i piedi pieni di pizzicate di zanzare killer, le lamentele continue per la durata disumana dei film, tutti quei momenti in cui mi dicevo “devi fare un film, devi fare qualcosa per cambiare il cinema degli uomini”. Queste cose me le voglio tenere strette. Ma come si poteva vivere senza cinema? Come siamo fortunati noi nati dal 1900 in poi.

Ah sì, ora posso dirlo.
So chi è Elena Ferrante, è stata qui e mi ha fatto una dedica sul suo libro. Ma non lo dirò a nessuno.

Lo zainetto del Nanni-pensiero riassume bene lo stato d’animo da fine festival. Come pure una frase di Orson Welles dal bel documentario fuori concorso They’ll love me when I’m dead

Francesco e Marzia, inviati speciali, osservatori di usi e costumi, assaggiatori di spritz e cinefili col cuore, dall’angoletto vista laguna vi danno appuntamento al prossimo anno, sempre con #Fuoridicinema. Ciao #Venezia75, complimenti a Cuarón e tanti auguri a Cleo.

*alcuni film mancano in questa carrellata, ma la goliardia e un po’ di sano relax non ci hanno permesso di scriverne 😛