25 anni senza Federico: punto e “non” a capo

Venticinque anni fa Federico Fellini moriva. Era il 1993, e aveva ricevuto da pochi mesi l’Oscar alla Carriera. FuoridiCinema dedica una riflessione al senso di questa ricorrenza. 25 anni senza Federico: punto e “non” a capo.

Cosa resta, nel 2018, in questa realtà occidentale frenetica e disorientata che non riusciamo più a comprendere e raccontare, del lascito artistico e umano di Federico?

Resta la riflessione su un poeta che è stato capace di essere uno straordinario “battitore libero”, che ha portato in scena sé stesso e l’umanità tutta, con i suoi sogni e le sue paure più intimi, rielaborati e re-inventati in un allegra menzogna, e di essere parimenti presente nel suo Tempo, dal punto di vista del percorso del racconto cinematografico di una Nazione che cambiava e rinasceva (Fellini nasce come sceneggiatore nel Neorealismo, esplode come regista negli anni 50, quando realizza i primi film, e incarna poi con gli altri capolavori, l’Italia degli anni ’60, la sua folgorante brillantezza ma anche le minacce di una dolce vita che nascondeva le sue insidie per il futuro della società italiana).

In questa suprema capacità tecnica e artistica di creare nei suoi film l’opera d’arte e insieme il suo significato e il suo lascito inesauribile, risiede l’essere poeta di Federico, per richiamare le parole del Professor Antonio Luccarini, che ha sapientemente identificato, di quegli anni straordinari dell’Italia, Pier Paolo Pasolini come il profeta, per la sua capacità di leggere il futuro sociologico dell’Italia, e Federico Fellini appunto come il poeta, letteralmente il creatore.

Dilungarsi eccessivamente in analisi sull’Opera Felliniana rischia di mettere in pubblicazione il già abbondantemente scritto o detto da critici, addetti ai lavori e psicanalisti.
Noi abbiamo deciso di completare questo omaggio richiamando alcuni punti fermi di questa sua Opera. Potremmo, se volete, definirli bozzetti, in omaggio al Federico disegnatore.

RIMINI
Federico è senza dubbio Rimini. La Rimini dei Vitelloni, il borgo di provincia italiana degli anni ’50, con la sua limitatezza, la sua infinita tenerezza materna, il mare impetuoso d’inverno, il treno che parte alla ricerca di un nuovo percorso di vita nella grande città. Il viaggio parte da qui, e ci ritornerà più avanti, nel segno del ricordo.

 

ALBERTO
“I Vitelloni”, eterno affresco della perdita della giovinezza, è Alberto. Alberto Sordi, il vitellone per eccellenza, cinico e malinconico, che fa il gesto dell’ombrello ai lavoratori mentre il tempo nella città scorre noioso e lento. Alberto Sordi che fu il primo compagno di avventure di Federico nel primissimo dopoguerra, quando si conobbero a Roma, spiantati e pieni di sogni per l’avvenire, e crearono il loro connubio umano e artistico.

 

ZAMPANÒ
Lasciamo Rimini insieme a Federico, e questo viaggio ci porta sulla strada della vita. “La Strada“. Piena di insidie, crudeltà e barbarie. È il 1954, ed Anthony Quinn giganteggia in questo personaggio di mostruosa umanità, per il film primo premio Oscar di Federico.

 

CABIRIA
La strada della vita, abbiamo detto, è spesso crudele. C’è chi come la prostituta Cabiria, ha in sé una dignità e una forza misteriosa, una pietas quasi mistica che la fa rialzare sempre, e non le fa perdere l’umanità e il senso di essa. Giulietta Masina, moglie di Federico, con questo personaggio indimenticabile porta il secondo Oscar al marito (1957, “Le notti di Cabiria”).

MARCELLO
Arrivano gli anni ’60. Roma è il cuore di un way of life e di un momento storico che da questo film, e dal suo protagonista, chiameremo per sempre “La dolce vita“. Mastroianni è Marcello, semplicemente.

SANDRA/CARLA
Doppio nome per questo personaggio, l’amante del regista Guido in “8 e 1/2”. Impossibile scindere Sandra Milo, amante per lunghi anni nella vita di Federico, e manifestazione della prorompenza fisica femminile agognata, in contrasto con la minutezza di Giulietta Masina, dal personaggio che lei interpreta in questo film che racconta la crisi umana e professionale di Fellini. Il resto dell’universo di questo film lo fa Nino Rota, le scene, i personaggi. Vertice artistico di Fellini.

 

LA GRADISCA
Sogni erotici, dicevamo. Federico, nel suo viaggio da Rimini e ritorno, mette in scena anche quelli che forse son inventati, e si confondono nella nebbia di Rimini come in una nebbia del tempo. Io mi ricordo, mi ricordo della bellissima Gradisca. “Amarcord“, del 1975, ed è nuovo Oscar.

ROMA
Ogni viaggio ha una fine, e Roma potrebbe essere la fine di questo viaggio. La Roma colorata dell’omonimo film di Federico del 1972 (ultima apparizione della Magnani). Una visione di Roma che in fondo incarna, con il suo confondere personaggi inventati e celebrità nel ruolo di loro stesse, comparse, quartieri, situazioni, il senso del viaggio che Federico ha realizzato e ha regalato alle nostre vite di spettatori. Un viaggio dolcissimo tra il reale e l’inventato, il rutilante e il sussurrato, un’epopea paracula e bugiarda, scanzonata, e immortale.