Corpo e danza: la top 5 di Abdellatif Kechiche

 

Il cinema di Abdellatif Kechiche si caratterizza per i tempi dilatati del racconto: le scene vengono spesso raccontate senza cesure, come se l’autore volesse portare lo spettatore a diretto contatto con il vissuto dei protagonisti, anche a costo di renderlo partecipe di dettagli apparentemente insignificanti dal punto di vista narrativo. La durata dei suoi film tocca stabilmente le 3 ore, ma la rappresentazione è così carica di suggestioni che il rischio della stanchezza o dello straniamento non sfiora mai lo spettatore. Se dovessi identificare gli elementi cardine del cinema di Kechiche certamente penserei al corpo (femminile) ed alla danza, strumenti di passionalità e sensualità che spesso si fondono fino a diventare una cosa sola. Alcune delle scene che ho scelto per rappresentare i 5 titoli inseriti nella top five dell’autore franco-tunisino rispondono perfettamente a questa tesi.

Cous cous (2007)

 

C’è un uomo che ha perso il lavoro e che cerca di reinventarsi aprendo a bordo di un barcone un ristorante la cui specialità dovrà essere il piatto tipico maghrebino preparato dalla ex-moglie, ma la sera in cui ospita i funzionari che dovranno concedergli la licenza le cose prendono una brutta piega. La scena della danza del ventre che porta all’epilogo di Cous cous scandisce il tempo di un dramma che si va consumando e che parallelamente, attraverso quel ballo, la bella e seucente Nym, figlia della sua attuale compagna, tenta di scongiurare.

 

Mektoub, My Love: Canto uno (2017)

 

Il film rifiuta quasi del tutto i tradizionali canoni narrativi per farsi inno alla vita e alla libertà. La scena del bar di Mektoub, my love Canto uno, una delle tante in cui la musica si fa protagonista del film, dà perfettamente il senso della libertà di cui quei corpi sono alla ricerca e della energia vitale che attraverso la danza sprigionano nell’aria.

 

Venere Nera (2010)

 

Corpo e ballo avvremmo potuto ritrovarli insieme anche nelle tante esibizioni circensi che la la Venere ottentotta è costretta a compiere nei salotti della borghesia londinese, ma essendo questo il racconto di un corpo violato ho preferito proporre la scena della visita cui viene sottoposta a Parigi da illustri medici che accostano la sua anatomia a quella delle scimmie, gettando le basi dell’umiliazione e del dileggio che ne seguirà.

 

La vita di Adele (2013)

 

Ben più esplicito è il racconto che Kechiche fa del corpo femminile nel film che gli valse la Palma d’oro a Cannes nel 2013. Il film è  il racconto della sessualità di un’adolescente che va lentamente svelandosi. Sesso ed amore imboccano lo stesso sentiero nella vita di Adele ma piacere e tormento si intrecciano in maniera quasi inestricabile. La scene del bacio che vediamo nella clip sottostante appartiene proprio alla fase dello svelamento e per questo riflette l’estasi e la speranza.

 

La Schivata (2003)

 

L’opera seconda di Kechiche si nutre della bellezza di un testo di Mariveux, Gioco del caso e dell’amore, che, affidato al desiderio di messa in scena che attraversa un gruppo di studenti di una banlieu parigina anticipa l’esplorazione di quella età inquieta (anche sotto l’aspetto fisico) che si chiama adolescenza. Il film in parte riprende temi già toccati nel film di esordio, Tutta colpa di Voltaire, che nel 2000 era valso al regista franco-tunisino un profetico Leone del futuro a Venezia.

 

La top five del mio amico Abdellatif

 

Ci siamo, ora mi tocca fare la graduatoria. Si possono mettere 4 film al primo posto ex-aequo? No? E allora, con grande rammarico per quei film che il primo posto lo guardano del basso, ecco la mia top 5 della sua filmografia:

1) La vita di Adele

2) Cous cous

3) Mektoub, my love Canto 1

4) Venere nera

5) La schivata

Cannes 2019

 

Kechiche sarà in concorso con Mektoub, My Love: Intermezzo.

foto tratta dal film mektoub my love intermezzo

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