E respirare normalmente. Dall’Islanda una boccata di aria fresca.

Dal 4 gennaio è disponibile su Netflix E respirare normalmente (And breathe normally), il film della regista islandese Isold Uggadottir che, dopo aver conquistato premi e consensi al Sundance Film Festival, fa arrivare anche a noi il suo delicato messaggio di speranza che ha il sapore di una boccata di aria fresca nell’asfittico clima di odio e contrapposizione sociale che si respira in Italia ed in Europa.

 

e respirare normalmente

Una regista donna per una storia di donne alla deriva che dal loro incontro, inizialmente tutt’altro che fortunato, sapranno cogliere un’occasione di rinascita.

Siamo in un remoto paese sulla costa islandese, quello che molti potrebbero immaginare come il paradiso, se non fosse per il vento e la pioggia che sferzano gli abitanti e spingono un bambino a chiedersi, con non poco desiderio di cambiamento, come possa essere la vita in quei posti dove ci sono 40 gradi. Ma evidentemente il paradiso in terra è un concetto utopico e il dramma del lavoro e dell’immigrazione può rendere tragiche le esistenze anche di chi popola o attraversa quelle terre.

e respirare normalmente

Lara è una madre single, con un passato di tossicodipendenza ed un carico di debiti che presto la costringerà ad avere solo una vecchia auto per casa. Ma prima ancora che lo sfratto diventi esecutivo e che cominci la sua “avventura” di senza tetto accompagnata da un gatto e da un figlio che sa proteggere più dal peso delle parole che dai rischi della sua esistenza confusa, un raggio di sole riesce a restituirle un filo di speranza. Tra tanti avvisi di pagamenti, una mattina, trova nella sua buca postale la convocazione per un periodo di prova da svolgere nella guardia di frontiera del locale aeroporto.  Ed è lì che, nel suo essere zelante per non lasciarsi sfuggire la preziosa opportunità di lavoro, un giorno si imbatte nel passaporto irregolare di Adja, una rifugiata della Guinea Bissau, in transito verso il Canada. O almeno quella dovrebbe essere la sua meta finale se su di lei non si abbattesse il meticoloso controllo di Lara, proprio mentre per sua figlia e sua sorella, con più fortuna, si stanno già aprendo le porte del gate.

E così quella che potrebbe essere la realizzazione del sogno di una diventa il frantumarsi del sogno dell’altra.

e respirare normalmente

Questo è però solo l’incipit di un racconto che sa farsi viaggio dentro le esistenze di due donne profondamente diverse tra loro ma accomunate da un analogo destino e, parallelamente, scoperta dello stato sociale e di diritto di un paese che sul tema dell’immigrazione propone modelli molto differenti dai nostri per arrivare però, di fatto, ad analoghe conclusioni di rifiuto ed incomprensione. Sarà però la complicità che le due donne riusciranno a stabilire a conclusione dei loro sofferti percorsi a ridarci fiato e a farci sperare che qualche volta la vita possa davvero somigliare ad un film.

e respirare normalmente

La Uggadottir è bravissima a lavorare sul carattere e sul vissuto delle due donne prendendosi tutto il tempo necessario perchè esse compiano i loro percorsi prima di ritrovarsi. La loro strada è lastricata di sofferenza ma mai popolata dalla cattiveria altrui. Ciò che sorprende (partendo sempre dalle consuetudini nostrane) e che dona allo spettatore un senso di pace che lo accompagna lungo tutta la visione è che nessun dei personaggi (mi riferisco ora soprattutto a quelli minori) mostri cattiveria o, peggio ancora, disumanità. Ognuno svolge il proprio ruolo, talvolta anche infame e crudele, senza mai trascurare la dignità di chi gli si pone davanti in una condizione di sottomissione o dipendenza. Il rispetto, come la comprensione e la dolcezza faticosamente espressa, non si fa però mai pietismo; forse solo il momento in cui Adja mostra al bambino una foto del suo passato il loro dialogo rischia di farsi didascalico, ma la scena è, nel suo insieme, così intensa e potente da lasciarci considerare questo piccolo inciampo solo un peccato veniale.

e respirare normalmente

“And breath normally” è un film che avrebbe senz’altro meritato la distribuzione in sala andandosi a collocare tra le migliori opere del cinema civile europeo degli ultimi anni, un prodotto che ultimamente sta mancando molto ai festival ma di cui tradizionalmente si nutrono i migliori cineforum. Sinceramente non so se Netflix sia causa o conseguenza della sua assenza nei nostri circuiti distributivi, ma in ogni caso merita un plauso per avercene consentito la scoperta.

/// il trailer originale ///

 

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