Il ritorno di Clint Eastwood con un musical dolceamaro

Clint Eastwood, 84 anni appena compiuti, è tornato. Dal 18 giugno, in contemporanea mondiale, è nelle sale Jersey Boys, il suo nuovo film.

 

Un musical per il regista due volte premio Oscar, che si cimenta per la prima volta con un genere caposaldo della cinematografia americana. Evidentemente era nel destino, per Clint, questo passaggio tra le note musicali, se si ricorda il progetto, poi tramontato per la gravidanza della designata protagonista Beyonce, di portare sugli schermi il remake di E’ nata una stella. No: niente storia del Pigmalione, ma il racconto dolceamaro della nascita, l’ascesa e la caduta del gruppo vocale di Frankie Valli and The 4 Seasons, 100 milioni di dischi venduti, un posto nella Hall of Fame e hit indimenticabili come Sherry e Can’t take my eyes off you. La vicenda fu negli anni scorsi l’ispirazione per il musical che sbancò i botteghini dei teatri di Broadway e del West End londinese. L’operazione che oggi Clint Eastwood ha compiuto è stata pensata nell’ottica di tener fede il più possibile allo spettacolo teatrale. Infatti Frankie Valli e la sua voce inimitabile, che fu la fortuna di questo gruppo di ragazzi del New Jersey, hanno il corpo e il volto di Johny Lloyd Young, bravissimo.

Still from Clint Eastwood's Jersey Boys

Il film procede facendo partire la sua narrazione dagli esordi del gruppo, un insieme di ragazzi della strada, dove spiccano il chitarrista bullo e antipatico Tommy De Vito e quella che sarà la stella, il timido e posato Frankie Valli. Sono due piccoli furfanti di quartiere, che crescono sotto la protezione del boss malavitoso interpretato da Christopher Walken. In questa prima parte il film omaggia, per ritmo, ironia e gusto nel raccontare la delinquenza italoamericana degli anni ’50, il Goodfellas di Scorsese, e lo fa anche con un espediente narrativo che forse solo gli addetti ai lavori conoscono. Infatti un ruolo significativo ha nel film l’amico di Tommy De Vito, tale Joe Pesci, che credette fortemente nella nascita dei Four Seasons prima di trovar fortuna diventando uno degli attori feticcio di Martin Scorsese.

Quindi, il decisivo incontro con Bob Gaudio, il vero musicista del gruppo: colui che ne scriverà tutte le hit assieme al produttore Bob Crewe. I quattro protagonisti si rivolgono direttamente in camera, alternando le voci narranti per tutta la durata del film. Anche qua Clint Eastwood prende a spunto la struttura del musical teatrale, dove i musicisti si rivolgevano alla platea. La cinepresa segue l’azione leggera e in maniera più movimentata rispetto ai consueti canoni registici di Eastwood, ma senza mai andar sopra le righe. Al solito la fotografia desaturata di Tom Stern conferisce al film quell’aura sobria ed elegante ormai divenuta un marchio di fabbrica per Eastwood.

clint-eastwood-frankie-valli-jersey-boys-set-image-600x400 (1)

Nella prima ora del film il divertimento è assicurato, in un registro di musical – commedia che è intrattenimento di classe. Poi, la sceneggiatura va a cogliere l’inizio della caduta, una caduta che non solo è del gruppo (dovuta a dissapori tra Valli e De Vito per le scelte di gestione economica dei ricavi da parte di quest’ultimo), ma anche personale di Frankie Valli, scosso dalla tragica morte della figlia. Ecco che torniamo in territori più tradizionalmente cari al cineasta californiano. La scena del dialogo tra Valli e la figlia al bar, prima della morte di lei, e quella del suo funerale, hanno l’essenzialità, l’asciuttezza potente e ineluttabile delle scene madri di capolavori come Unforgiven, Mystic River o Gran Torino. La vita, anche per una stella del pop come Frankie Valli, può riservare momenti di dolore e sconfitta profondissimi. E li si affronta da soli, per risorgere. Tematica molto americana, e molto Eastwoodiana. E la rinascita ha il colore e il suono della hit immortale Can’t take my eyes off you, che Frankie Valli accetta di cantare in una esibizione dove la commozione per la figlioletta scomparsa quasi riesce a sopraffarlo. Le vendite e la storia della musica gli han poi dato ragione piena.

Eastwood, dopo più di due ore, ci congeda con una sequenza di strada in cui riunisce tutto il cast, compreso il ballerino provetto Christopher Walken, a ballare scatenati le hit dei Four Seasons, in una citazione divertita e divertente di scene di pietre miliari del genere come Grease e The Blues Brothers. Il film così finisce, ma si vorrebbe restare ancora molto a guardare, ed ascoltare la bellissima voce di Lloyd Young.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.