Jim Jarmusch in 5 film

Capelli bianchi sparati, volto allungato, labbra carnose e immancabile occhiale da sole, è considerato uno dei maggior esponenti del cinema indipendente americano. Lui è Jim Jarmusch, regista, sceneggiatore, attore, musicista, laureato in letteratura alla Columbia University che durante un suo viaggio a Parigi, dove va per studiare André Breton e il surrealismo, finisce per passare le giornate alla cinemathèque e si innamora follemente del cinema tanto da farne il suo progetto di vita.

Il cinema di Jarmusch è fatto di campi larghi, ripetizioni, tempi dilatati, inquadrature fisse e lunghi primi piani. La narrazione è semplice a volte assente, Jarmusch mette in scena quello che gli altri registi tagliano, le attese, gli spostamenti, i silenzi.

jim jarmusch sul set di The Limits of control

Jim Jarmusch sul set di The Limits of control

Tutto il cinema del regista dell’Ohio gira intorno ai suoi personaggi.
Personaggi di un’america diversa dalla classica rappresentazione hollywoodiana, fuori fuoco, dubbiosi e confusi forse invisibili, certamente silenziosi, “off” come il suo cinema.
Personaggi spesso scritti proprio pensando a determinati attori o a persone amate da Jim; basti pensare che Myster Train non avrebbe mai visto la luce se Joe Strummer non avesse accettato di recitarvi.

E qui entriamo in un altro capitolo del cinema di Jarmusch e cioè la musica.
Cresciuto come musicista nella New York underground la musica è, se così la vogliamo chiamare, la co-protagonista indiscussa di tutti i suoi film. Oltre a scegliere come attori molti dei suoi musicisti preferiti, vedi Tom Waits e Iggy Pop, sono proprio le colonne sonore quelle che ci guidano attraverso il suo cinema. A partire dal jazz di John Lurie all’hip hop di RZA dei Wu-Tang Clan in Ghost Dog, passando per il noise dei Boris in The Limits of Control fino ad arrivare al quel signore di Neil Young in Dead Man, ogni nota che ascoltiamo è una componente essenziale della sua narrazione.

una scena di Myster Train di jim jarmusch

Una scena di Myster Train

L’estetica dei suoi film oscilla tra bianco-neri contrastati come quelli di Stranger Than Paradise a quelli più onirici di Dead Man per poi passare a lungometraggi dove il colore molto saturo ne fa da padrone. Pensiamo per esempio a The Limits of Control dove ogni inquadratura ricorda un quadro surrealista o alle atmosfere di Solo gli amanti sopravvivono dove dalle tenebre della notte escono tagli di luce gialli e blu ad illuminare i personaggi.

Jarmusch, proprio come un musicista, porta sul grande schermo quello che ama, la poesia, la musica, i suoi generi preferiti li unisce e li trasforma, conosce le regole e per questo le rompe creando un proprio personalissimo genere. Chi cerca l’azione nei film di Jarmusch rimarrà sicuramente deluso, il suo è un cinema lento, pensato, intriso di esistenzialismo, un cinema di re-azione.

Mediando tra gusto personale e importanza dei film provo a stilare i 5 film di Jim Jarmusch che consiglierei.

5. Taxisti di Notte – Los Angeles, New York, Parigi, Roma, Helsinki (1992)

 

5 città, 5 taxisti  5 storie raccontate dal loro punto di vista. Jim Jarmusch lo scrive in 8 giorni.
Quando uscì avevo 12 anni, per me un piccolo cult, uno di quei film che ho visto e rivisto. Alla mia tenera età già innamoratissima di Winona Ryder poi non riuscivo a capire come fosse possibile che lei e Benigni stessero nello stesso film.
In questo film Jarmusch riprende la formula già sperimentata in Myster Train e in Stranger the Paradise del lungometraggio ad episodi, che ritroveremo più tardi in Coffee and Cigarettes. Memorabile l’episodio dove un incontenibile Benigni guida per le vie di Roma e raccogliendo un cardinale inizia a “confessargli” tutte le sue malefatte sessuali. Pare che la parte sia stata improvvisata quasi tutta sul set dall’attore stesso. La colonna sonora è di Tom Waits.

 

4. Paterson (2016)

 

“Quando sei un bambino impari che ci sono tre dimensioni – Altezza, larghezza e profondità – come una scatola da scarpe – Più tardi capisci che c’è una quarta dimensione – Il tempo – Poi alcuni dicono che forse ce ne sono – cinque, sei, sette… – Stacco dal lavoro – Mi faccio una birra al bar – Guardo il bicchiere e mi sento contento”.

Questo è Paterson. Un autista che vive a Paterson, New Jersey, insieme alla moglie Laura, il cane Marvin e il suo taccuino sul quale ogni giorno appunta le sue poesie.
Con questo film, Jarmusch, sembra quasi ritornare agli esordi del suo cinema, dopo il più pop e barocco Solo gli amanti sopravvivono, qui ricompare un’estetica più posata e lineare. Paterson ci racconta la sua normalità e lo fa attraverso la poesia. Per me un inno d’amore al quotidiano, perché in fondo la vita è questo, alzarsi ogni giorno, osservare e meravigliarsi del mondo che ci circonda e amare.

3. Daunbailò (1986)

 

“I SCREAM, YOU SCREAM, WE ALL SCREAM, FOR ICE CREAM”

Un Dj fallito (Tom Waits) e un magnaccio (John Lurie) si ritrovano nella stessa cella con un italiano (Roberto Benigni) che ha accidentalmente ucciso un uomo con una pallina da biliardo.
Sembra quasi l’inizio di una barzelletta, in realtà Daunbailò è un film che si basa su una solida sceneggiatura e tre favolose prove attoriali. E’ un film che riesce a mescolare dramma e commedia infilando nel mezzo sempre quel tocco di surrealismo. Per me il film più divertente del regista. Imperdibile.

2. Dead Man (1995)

 

Con Dead Man Jarmusch cerca un cambio di passo, il film è forse il suo più costoso, ma il pubblico non lo capisce e al botteghino è un flop. Ma come con tutti i cult-movie il tempo è galantuomo e Dead Man ormai considerato come uno dei migliori lavori del regista.
Sulle note della chitarra graffiante di Neil Young un ingenuo Johnny Depp in cerca di un lavoro si ritrova casualmente coinvolto in un omicidio e inizia così la sua fuga per la salvezza accompagnato da Nessuno, nativo americano esiliato dalla propria tribù.
Dead Man è un omaggio al cinema Western ma in salsa “jarmuschiana”, un film western lento e triste, quasi psicadelico, tra una citazione di William Blake e l’altra, Johnny Depp da tranquillo contabile impara ad uccidere i suoi simili per salvarsi la vita.

1. Ghost Dog – Il codice del Samurai (1999)

 

Ghost Dog è un afro americano (interpretato da Forest Whitaker) che vive in una baracca su un tetto insieme ai suoi amati piccioni. Il suo migliore amico è un gelataio che parla solo francese e con il quale interagisce attraverso delle lunghe partite a scacchi. Ghost dog è un guerriero moderno che segue dettami del Bushido (antica via dai guerrieri giapponese) e serve fedelmente il suo padrone, un mafioso italo americano che da giovane gli ha salvato la vita.
Considero Ghost Dog, e per questo lo metto la primo posto, un po’ la sintesi del cinema di Jim Jarmusch.
In questo film c’è tutto quello di cui abbiamo parlato fino a ora. La commistione e la destrutturazione dei diversi generi cinematografici che Jim vuole omaggiare, un personaggio improbabile silenzioso e solitario ma allo stesso tempo ben definito, una colonna sonora parte integrante di ogni scena, la letteratura, quell’incontro di culture che rende così riconoscibile il cinema di Jarmusch.

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