La scomparsa di mia madre. Beniamino Barrese racconta la madre Benedetta Barzini

 

– “Mamma, perché hai deciso di accettare?”

 

Perché se avessi rifiutato avrei ferito te, e ho preferito ferire me.”

 

Benedetta Barzini in la scomparsa di mia madre

Il dialogo di apertura del documentario La scomparsa di mia madre nasconde la motivazione ventrale che ha consentito al regista e figlio Beniamino Barrese di iniziare e portare a termine le riprese e che ha spinto la madre Benedetta Barzini ad accettare, nonostante la ripresa e l’obiettivo, nel suo significato più stretto, fossero tutto ciò da cui lei ha cercato di scappare. E scrivo nascosta non a caso: Benedetta, modella e musa di Dalí e Warhol, prima italiana a posare per Vogue America nel 1963, poi giornalista e docente di Storia e antropologia della moda, a 75 anni ha scelto di scomparire.

Non sta cercando quello che si vede, l’immagine chiarificatrice – il simbolo – ma ciò che si nasconde. Rifugge l’immagine pietrificata e falsa di quello che per sua stessa natura è destinato ad avere un limite (e qui Benedetta fa riferimento al cinema e alla fotografia, intervallati equamente nelle sue parole caustiche), cerca la verità e utilizza un linguaggio così diretto da sembrare scontroso, pungente ma sempre vivo, tanto da spingere lo spettatore a chiedersi: e se fossi io a non avere più niente da perdere?

Benedetta Barzini con Salvador Dalì

Benedetta Barzini con Salvador Dalì

Il figlio Beniamino la segue con la videocamera, in un tempo che si muove senza alcuna linearità tra passato e presente, tra le riprese degli anni ’70, le interviste per la televisione, in cui con il montaggio sembra porre l’accento sui volti in apparenza derisori degli interlocutori, ma anche in riprese private, di Beniamino adolescente, che hanno sempre la stessa protagonista femminile. Ha trascorso una vita a seguire la madre, avvicinandosi e braccandola  nello spazio angusto di una casa che è più una stanza, piena di cianfrusaglie e che la stessa Benedetta avrebbe voluto nascondere una volta, ma adesso non è più importante. Questa è la mia stanza della vergogna, dice sorridendo al figlio/spettatore mentre lui mostra tutte le rughe che le disegnano la faccia, che raccontano i pensieri e le parole sprecate negli anni per definirli, quasi a giustificarsi di quel passato da modella che sembra tormentarla, che vede continuamente riflesso negli occhi di chi la ascolta.

la scomparsa di mia madre

Benedetta sceglie di sparire e il figlio, come nella più tradizionale delle ribellioni, fa esattamente quello che la madre detesta: la riprende, sempre più vicino come a non lasciarle lo spazio per andare via, le fa le domande più scomode e ingenue ( Che meravigliosa forma di ingenuità ho messo al mondo) sembra un bambino che cerca in tutti i modi le sue attenzioni, girandole attorno,  strattonandole la gonna, osservandola mentre dorme con gli occhi spalancati dalla paura. Come fai a lasciarmi – sembra chiederle – ma non lo fa mai. E la madre, che conosce la domanda perché fa parte delle cose nascoste che sta cercando, abbandonando la solita spigolosità, mentre Beniamino la riprende nell’acqua tornandole nella  pancia, gli dice: Tutto questo serve alla nostra separazione, lo sai, no?”.

la scomparsa di mia madre

Il documentario, La scomparsa di mia madre, dopo la selezione al Sundance 2019 nella sezione World Cinema Documentary e il premio UCCA all’ultima edizione del Biografilm Festival,  sta girando in questi giorni l’Italia con due case di distribuzione indipendenti: Reading Boom e Rodaggio. Cercatelo nelle vostre città, magari con madre e figlio in sala, perché tutta questa verità ci fa bene, perché loro due rappresentano perfettamente una vita alle sue estremità: quello con cui partiamo e  quello che resta alla fine.

/// il trailer ///

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.