London Film Festival: recensioni sgangherate

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Cosa abbiamo visto, cosa ci è piaciuto e cosa avremmo voluto evitare al #LFF

 

Mr Turner (Mike Leigh)
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Bello anzi bellissimo. Il regista che sa cogliere come pochi ogni sfumatura dell’animo umano, fa centro ancora una volta. Un film importante su un pittore importante, gli inglesi lo aspettavano con ansia (ma anche io). Turner, ci dice Leigh, sputava sulle tele, era grosso e scontroso, e grugniva, o qualcosa del genere. L’ironia certo non manca a Leigh e l’incontro con Constable è divertente: una sola occhiataccia tra i due pittori è bastata a far ridere tutta la sala. BOLLINO VERDE PIENO

VIGO_green

Altman (Ron Mann)
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Documentario sul grande regista statunitense, ammiratore di Fellini e Kurosawa. Dagli esordi, difficili, ai racconti di quando fu licenziato per i suoi ‘tipici’ dialoghi che si accavallavano. Le battute, l’umorismo, i mini film western girati con i suoi figli. La moglie, adorata, presente in sala a fine proiezione assieme al regista Mann. Un momento bello che abbiamo amato tutti, come amiamo Bob. DA VEDERE

AMELIE_green

Pasolini (Abel Ferrara)
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Brutto, anzi bruttissimo. Scelte di regia incomprensibili, spessore e approfondimento del personaggio nulli, clichè (troppi), recitazione scarsa, una incongruente alternanza di inglese e italiano che però (e per fortuna) si perderà nel doppiaggio italiano. Spiegare cosa non va in questo film sarebbe troppo lungo, quindi dirò quello che ho apprezzato: Roma e gli occhiali di Willem Dafoe/Pasolini. Dispiace un po’ per Pier Paolo che meritava di più. ‘NA ZOZZERIA: ROSSO

annamagnaniok

Le meraviglie (Alice Rohrwacher)
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Non ho visto Corpo Celeste, il primo lungometraggio di Alice Rohrwacher ma ho sentito solo cose belle e dopo aver visto ‘Le meraviglie’ mi fido eccome. Dolce e delicato, ‘The wonders’, in inglese, è uno sguardo sulla vita di una famiglia di apicoltori, che ricorda forse la famiglia delle sorelle Rohrwacher (anche se loro negano sia autobiografico). Le meraviglie arriveranno dopo un po’, insieme ad un bambino di nome Martin. Non si può non voler bene a tutti in questo film, soprattutto a quegli sguardi tra Gelsomina e papà Wolfang che ci hanno fatto uscire dal cinema un po’ emozionati e consapevoli di aver visto un film prezioso. VERDE, VERDISSIMO

VIGO_green

Hungry Hearts (Saverio Costanzo)
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Saverio Costanzo riprende da dove ci aveva lasciati con La solitudine dei numeri primi. C’è sempre Alba Rohrwacher, e lui è Adam Driver. Bravissimi, e non a caso due coppe volpi a Venezia71. Si parte con un scena che di suo potrebbe valere il biglietto, se non stessi un po’ esagerando.. però sì, è davvero bella. All’inizio si pensa ad una commedia, d’amore: i protagonisti si conoscono in modo buffo, si innamorano e lei resta incinta. Una storia d’amore fin qui. Poi cambia tutto. Quando il bambino nasce (come si chiama? Non lo sapremo mai) il film diventa un qualcosa tra l’horror e il thriller. Costanzo ce lo fa capire in tutti i modi, il più efficace è senz’altro quello di utilizzare nelle riprese una lente fisheye che deforma i volti, le schiene, le posture dei protagonisti: i protagonisti diventano come dei mostri, intrappolati in una casa che fa paura. Ma l’effetto fisheye scompare presto e lascia spazio al dramma. Insomma Costanzo non è mai banale e anche stavolta sa come stupirci, unendo diversi generi in un unico film. A chi, a fine proiezione, tra il pubblico, gli ha chiesto il perchè di questa scelta coraggiosa, lui ha risposto che non era previsto ma l’istinto e lo stato d’animo in cui si trovava hanno deciso per lui. A me è piaciuto e parecchio. Ce ne fossero in Italia di registi così, non prevedibili, audaci, e sì che sbagliano anche, ma lo fanno in maniera sincera e mai scontata. DA (RI)VEDERE

AMELIE_green

3 Coeurs (Benoît Jacquot) 
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Se il regista, Jacquot, non avesse usato tutta quella musichetta da thriller dall’inizio alla fine (invadente e nella maggior parte dei casi inutile visto che predisponeva lo spettatore a qualcosa che non accadeva mai, se non nell’ultima scena) e se dopo la proiezione, sempre il regista, non avesse citato Hitchcock per giustificare quella stessa musichetta per la sua love story / crime story, forse Three Hearts sarebbe stato un po’ meglio di quello che è stato. Però diciamolo, le due sorelle, Gainsbourgh + Mastroianni, e la mamma Catherine Denevue, valgono tutto il prezzo del biglietto. GIALLO PERPLESSO

NANNI_giallo

A Little Chaos (Alan Rickman)
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Kate Winslet, un colosso di attrice davvero sprecato per un film così. Peccato. E poi, non è perché hanno già provato ad affogarla in Titanic e si è salvata, che ora bisogna sempre farle fare queste prove estreme. La storia sembrava affascinante. Sembrava. La giardiniera di Versailles riuscirà ad accontentare Luigi XIV nella sistemazione dei giardini reali? Lui forse sì, ma a me non proprio. Prevedibile, romantico in maniera noiosa, didascalico e dalla struttura soporifera. Ma Alan Rickman è un bravissimo attore, anche qui nel ruolo di Luigi XIV, non deve per forza essere pure un bravo regista… No? IL CAST MERITA MA IL FILM NO

MARION_red

Mommy (Xavier Dolan) 
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Premio della giuria a Cannes 2014 è il film più bello visto a questo festival. Girato in un formato quasi 1:1 un po’ opprimente, a volte torna ad essere in 16:9 in base all’umore di Steve, il ragazzo con una sorta di malattia mentale che lo rende molto spesso ingestibile. Sua mamma, un personaggio indimenticabile, è Diane, dal look aggressivo ma totalmente incapace di gestire la propria vita. Entrerà una terza donna a completare il quadro, Kyle, una vicina di casa balbuziente che smetterà di balbettare solo in loro compagnia. Xavier Dolan, il regista, è stato definito la promessa migliore del cinema internazionale e non a caso: ha 25 anni ed è al suo quinto film (e che film). Mommy è un film bellissimo, pieno di speranza, a volte, di follia e di tenerezza, di tutto e del suo contrario, con un cast immenso che ti entra dentro. Difficile dimenticare certe scene. IMPERDIBILE: BOLLINO VERDE SPERANZA

robin_verde

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