My Generation: Michael Caine ci racconta la Swinging London.

Il documentario My Generation del regista David Batty nasce cinque anni fa da un’idea del produttore Simon Fuller e dell’attore Michael Caine e in cinque anni di riprese è riuscito a raccogliere interessanti materiali, interviste, racconti e aneddoti per descrivere uno dei periodi più rivoluzionari ed entusiasmanti vissuti dall’Inghilterra.

 

My generation

Il paese dalla seconda metà degli anni ’50 incominciava ad uscire dalla crisi postbellica, crisi non solo economica ma anche sociale e politica avendo il Regno Unito perso il suo status di Impero che gli aveva conferito forte influenza (economica e non solo) su tutto il mondo grazie alle colonie.
Eppure sembra che l’Inghilterra sia riuscita a trasformare questa crisi da ostacolo a spunto e pungolo per creare una nuova evoluzione radicale dei costumi del paese in moltissimi campi: moda, musica, arte , fotografia… è riuscita a reagire con creatività e innovazione.

Michael Caine mischiando interviste, filmati d’epoca, viaggi in auto nella Londra di oggi e di allora ascoltando le musiche dei Beatles, dei Rolling Stone, dei Whoci racconta quegli anni di cambiamento sopratutto nell’ambito sociale. L’Inghilterra infatti era ancora un paese fortemente conservatore e sopratutto classista: le classi sociali erano incredibilmente rigide e non era affatto semplice salire dalle classi inferiori verso quelle più alte: per questo per un figlio di pescivendolo come era Caine sarebbe stato quasi impossibile diventare un attore, e invece proprio questo accadde.

My generation - Michael Caine

Michael Caine era un Cockney: il termine, che ricorre spesso nel documentario si ipotizza risalente alla seconda metà del 1300, vuol dire letteralmente “uovo di gallo” che assume come significato lato quello di figlio troppo coccolato quindi rammollito, per diventare infine il termine con cui i contadini definivano la gente di città. Dal 1600 è stato identificativo per quegli abitanti di Londra che vivevano dove è possibile sentire il suono della campana della chiesa di St. Mary-le-Bow (subito a est di St. Paul Cathedral) e sopratutto del loro caratteristico dialetto (per chi volesse approfondire il dialetto Cockney si può vedere questo filmato). Il dialetto cockney è diventato così elemento caratterizzante delle classi basse e proletarie londinesi. Così fino agli anni ‘50 per un Cockney era piuttosto difficile ottenere lavori e status di prestigio.

Nel dopoguerra le politiche sociali e assistenziali del Regno Unito sono state oggetto di grande attenzione così grazie a forti investimenti nella sanità e nell’istruzione le classi basse hanno avuto la possibilità di crescere culturalmente e di accedere anche ai lavori più creativi: così proprio dai Cockney è nato il cambiamento culturale che ha generato la Swinging London: la Londra alla moda e generatrice di mode in molteplici campi ritratta spesso anche dal cinema (come non ricordare [amazon_textlink asin=’B00QZF5CDE’ text=’Blow Up‘ template=’ProductLink’ store=’fuoridicinema-21′ marketplace=’IT’ link_id=’cf7100b7-01c3-11e8-b1b8-95ef9e5e2536′] di Michelangelo Antonioni).

My generation Twiggy

Così “My Generation” ci racconta questa incredibile città e i suoi personaggi del tempo: la modella Twiggy, le nuove acconciature di Vidal Sassoon, la minigonna, negozi come Biba… in un viaggio alternarsi il giovane con l’attuale Michael Caine di volta in volta nei diversi luoghi della città ripresi nelle due epoche.

L’argomento del documento è sicuramente specialistico, ma l’influenza che la cultura della Swinging London ha avuto sul resto del mondo occidentale ne fa sicuramente un film da vedere per capire e curiosare sull’evoluzione della cultura europea e non solo.

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