Santiago, Italia, l’esemplare lezione di cinema civile di Nanni Moretti

A tre anni di distanza da Mia Madre, Nanni Moretti torna sui grandi schermi, e lascia il segno. È uscito Santiago, Italia, documentario del regista di Palombella Rossa che racconta l’esperienza di un gruppo di persone toccate dalla tragedia del golpe militare dll’11 Settembre 1973 in Cile, quando a suon di rastrellamenti e bombardamenti aerei del Palazzo del Governo, i militari guidati da Pinochet rovesciarono il governo democraticamente eletto del Presidente Salvador Allende (che morì quello stesso 11 settembre, ancora non è sancito se ucciso o suicida), e instaurarono una lunga e sanguinaria dittatura.

santiago italia

Moretti racconta questo evento storico dividendo il film in tre parti.
La prima, che attraverso le voci degli intervistati ci racconta delle condizioni socio-politiche che portarono al golpe; la seconda, il golpe e quello che accadde dopo (le violenze, il terrore, le sparizioni di massa, le torture), ed infine l’ultima, che svela o ricorda il ruolo dell’Italia e dell’ambasciata italiana a Santiago del Cile in quei terribili mesi. Molte persone, militanti di sinistra o cittadini, saltavano il muro che divideva la città, ostaggio dei militari armati di fucili, per trovare salvezza ed essere accolte nell’ambasciata d’Italia e salvate.

Oggi questi persone sono uomini e donne di mezza età, imprenditori, studiosi, professionisti. Sono cittadini anche italiani, e hanno potuto raccontare a Moretti quei giorni terribili. Sono loro le persone intervistate, sono loro i rifugiati, testimoni di una grande tragedia del ‘900 ed anche di una grande lezione di solidarietà e reale impegno politico che l’Italia seppe fornire. Sostenendo queste persone, aiutandole a trovare lavoro.

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Tutto questo diviene, con il rigore morale e la pietas che pervade il film di Nanni, (un film dove vediamo varie scene di autentica commozione) un esemplare monito all’Italia del 2018, una nazione che almeno a livello di orientamento politico, si sta chiudendo in sé stessa nel segno del rifiuto degli ultimi, degli oppressi.
L’Italia è stata una madre, per alcune di queste persone vittime di questa grande tragedia della Storia moderna. Lo dice una donna intervistata nel film.
Moretti lo ricorda, sapendo che solo una nazione che ha una memoria innanzitutto di sé e del proprio ruolo nei confronti dei grandi passaggi della Storia, può essere in grado di affrontare il presente e comprenderlo, e avere un’idea di futuro.

Nell’epoca delle ruspe e degli ordini governativi che passano prima di tutto sui social network, questa è una grande lezione civica prima che di cinema.

/// il trailer ///

 

 

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