Speciale Autunno: tre film per una stagione

Se si volesse disporre un sondaggio tra alcuni importanti direttori della fotografia e registi cinematografici, che li interrogasse su qual è la stagione dell’anno che amano di più filmare, probabilmente molti di essi risponderebbero: l’autunno. Il periodo che va dalla fine di Settembre al Natale, con le tonalità cromatiche cangianti dai colori caldi ai freddi, ha stimolato spesso la creatività degli artisti della macchina da presa. L’autunno, senz’altro, può essere concepito nel cinema sia come sfida di tecnica fotografica, sia come un non meno importante elemento “narrativo” tout court. In certi film l’autunno arriva quasi ad una parte integrante della storia, fino a divenire un pezzo del titolo dell’opera.

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Fa al nostro caso, ad esempio, Primavera, estate, autunno, inverno..e ancora primavera” (2003), del regista coreano Kim Ki-Duk. Egli narra la vita di un monaco buddista e del suo allievo, a cavallo dell’alternarsi delle stagioni in un anno solare. L’ambientazione paradisiaca – un lago immerso nelle foreste di Taiwan, che ospita una casa su un isolotto nelle sue acque – consente al regista di mostrare allo spettatore il variare della natura. Quegli alberi rigogliosi diventano spogli, preparandosi per una nuova stagione di fioritura. E’ il ciclo della vita, e a questo corrisponde nella storia raccontata da Kim Ki-Duk il ruolo di fine di un’epoca attribuito all’autunno: in questa parte dell’anno il vecchio monaco, dopo aver commesso un delitto atroce per gelosia, viene scoperto e decide di concludere la sua esistenza dandosi fuoco.

Un maestro europeo come Eric Rohmer dedicò alle stagioni addirittura un ciclo, a partire dal 1990, i “racconti delle quattro stagioni”, fino ad arrivare nel 1998 a Racconto d’autunno”. Squisito esercizio della maestria tecnica di Rohmer, con la sua cinepresa quasi assente, tanto impercettibili sono i movimenti di macchina, in quest’opera l’autunno che vediamo è quello meraviglioso della valle del Rodano, un autunno con poco sole e nel quale il vento che muove gli alberi diventa anch’esso parte dello scenario. La viticultrice Magali, vedova e con due figli grandi, diventa la vittima delle “macchinazioni” messe in atto dalla fidanzata di suo figlio e da una sua amica per trovarle un fidanzato. Bellissima commedia sulla solitudine e sull’amore, “Racconto d’autunno” par essere la serena riflessione di Rohmer sulle nuove possibilità della vita, che in questo caso accadono in autunno.

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C’è infine una scena di un film che idealmente riesce a essere un mirabile esempio di fotografia cinematografica dell’autunno e insieme un riferimento denso di significato alla stagione medesima. La scena è la chiusura de Il padrino – parte II (1974) di Francis Ford Coppola, celeberrimo capolavoro con Gordon Willis direttore della fotografia. Nella saga della famiglia Corleone siamo arrivati ormai al punto in cui Michael (Al Pacino) è diventato il dominus indiscusso, a prezzo di azioni terribili. E in questa scena, dal tenore di tragedia shakesperiana, Micheal si trova dentro alla tenuta di famiglia sul lago. Lì, in piedi dietro i vetri, assiste all’omicidio di suo fratello Fredo, ordinato da egli stesso a punizione di un precedente tradimento perpetrato da quest’ultimo nei suoi confronti. Calano le tenebre sul lago, il vento soffia e alza da terra le foglie cadute dagli alberi, gli accordi di pianoforte della musica di Nino Rota suonano in una scena che chiude un film epico in maniera indimenticabile, dove l’autunno dell’ambiente è l’autunno dell’anima del protagonista.

Articolo tratto da “Urlo – Mensile di resistenza giovanile” – Settembre 2012