Un affare di famiglia, il solito, grande, Kore’eda Hirokazu

E’ finalmente arrivato anche nelle sale italiane Un affare di famiglia di Hirokazu, il film che ha vinto l’ultima edizione del festival di Cannes.

un affare di famiglia

La famiglia, è quel luogo fatto di persone, relazioni, punti di approdo e di partenza che ciascuno di noi ha la facoltà di scegliere?
No, secondo la previsione della legge, dei nostri ordinamenti giuridici.

Sarebbe forse la migliore cosa se sì, fosse possibile scegliere la propria famiglia, secondo una legge di Natura che risponde alla resilienza, alla solidarietà, in definitiva all’amore. Questo è un assunto che trova nel cinema moderno alcuni punti di riferimento in opere di autori importanti: basti pensare a Almodovar, o a Clint Eastwood. Oppure a Kore’eda Hirokazu, per guardare anche fuori del cinema occidentale. E proprio questa è la linea attorno alla quale si dipana “Un affare di famiglia (Shoplifters)“, ultimo film del regista giapponese, Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, ora nelle sale italiane.

Il film è la storia di una piccola comunità di persone, che vivono in un angusto e umile appartamento. C’è una nonna, c’è una coppia, c’è un figlio. Un giorno, viene accolta a casa un’altra bambina, abbandonata dalla propria famiglia. Ciò è l’inizio di una nuova speranza per la piccola, che piano piano si inserisce nel nuovo nucleo e ritrova un barlume di serenità. Fino a che, un evento inatteso fa venire alla luce la verità che si celava dietro la famiglia.

un affare di famiglia

A 5 anni dal bellissimo Father and son (il film che a Cannes 2013 aveva battuto La grande bellezza di Sorrentino), e a tre anni da Little sister, Hirokazu giunge con ad un’altra fermata del suo viaggio narrativo attraverso la famiglia contemporanea giapponese, esplorando da un lato la rilevanza che ancora le diseguaglianze sociali assumono nel conformare il destino, e la felicità delle persone; dall’altro soffermando il suo sguardo fatto di essenzialità e rigore, ai bambini. Nella loro capacità di assumere scelte coraggiose, o semplicemente di poter cambiare in meglio l’animo degli adulti che dovrebbero crescerli semplicemente vivendo, risiede una grandezza che il regista giapponese coglie e ci restituisce con questo, e altri grandi film. Figlio di una tradizione e una poetica che ha avuto in Akira Kurosawa un Maestro irrinuncabile (andate a rivedere, se volete, il suo Vivere, a proposito della capacità dei bambini di “cambiare” il mondo e farlo diventare Altro), Hirokazu si conferma regista di assoluto rango. Ogni suo film, un dono prezioso.

/// il trailer ///