Una poltrona per due, ed è Natale

Che cosa succede se un arrogante manager d’affari bianco (Dan Aykroyd), vede la propria vita letteralmente scambiata per una scommessa da parte dei suoi due razzisti e ricchissimi fratelli capi con quella di un poco di buono simpaticone, nero (Eddie Murphy), e i due vedono ritrovarsi l’uno a vivere di espedienti e l’altro improvvisato manager di successo?
Siamo nella Philadelphia del 1983, uno dei templi dell’America WASP, siamo nel pieno di quel periodo di boom economico reaganiano sfrenato che avrebbe portato alla crisi della borsa del 1987, (poi in qualche modo raccontata, in “Wall Street” di Oliver Stone).
Siamo in una produzione che ci riporta agli anni della banda di geni comici del Saturday Night Live, capitanati da John Landis, regista de Animal House, The Blues brothers, solo per citare due capisaldi di quegli anni di quel pezzo di cinema americano. Landis è anche il regista di questo film, la storia di Louis Winthorpe e Billy Ray Valentine: “Una poltrona per due” (Trading places il titolo originale, appunto scambiando i posti). Un film che è divenuto uno dei classici di Natale, appuntamento imperdibile per generazioni di pubblico.

Il film è un concentrato perfetto di ingredienti. Dall’eleganza della confezione (dalla regia, alle musiche, alla fotografia e scenografia e ambientazione natalizie), agli attori (il cast è composto oltre ad Aykroyd e Murphy, da Jamie Lee Curtis (nella parte della puttana dal cuore d’oro che salva il derelitto Winthorpe), Don Ameche (nella parte del maggiordomo Coleman), e naturalmente da Ralph Bellamy e Don Ameche, i due fratelli Duke, diabolici artefici dello scambio per scommessa; e naturalmente la sceneggiatura.

Il film parte da uno degli impianti più efficaci e anche tradizionali delle commedie: lo scambio di persona che produce sconvolgimenti nella vita dei protagonisti.
E poi arriva l’arma vincente. Il suo ambientarsi nel mondo dell’alta finanza americana lo fa divenire uno spietato oltre che divertentissimo cazzotto in faccia al cinismo imperante di quegli anni che governava certo capitalismo, al razzismo dell’America bigotta e ricca dell’East Coast, un’alta società dipinta in modo sagace come priva di sentimenti, di contenuti, di umanità, alla fine. La commedia non ha punti deboli, avanzando con ritmo nel dipanarsi dell’inganno perpetuato ai due protagonisti, e al contempo riservando battute e scene divertentissime a ripetizione.

Come molti classici, dopo 35 anni dalla sua uscita fioccano oggi gli aneddoti attorno a questo film. Come quello che racconta l’originaria presa in considerazione di Gene Wilder e Richard Pryor per la parte dei protagonisti (all’epoca collaudata coppia comica del cinema americano). O come quello che richiama la necessità di riprendere in mano un altro film di John Landis, “Il principe cerca moglie” del 1988, sempre con Eddie Murphy, se avete curiosità di vedere che fine faranno poi i fratelli Duke.

Buon Natale, con questo indimenticabile, divertentissimo film, “Una poltrona per due”!

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