VENEZIA 2013 | Le nostre impressioni

Anche quest’anno sono stato alla mostra del cinema di Venezia ecco le mie impressioni a caldo.

Leggendo il programma di questa settantesima edizione della mostra del cinema sembrava evidente come molte scelte fossero state dettate da una certa penuria dell’offerta, con il festival di Cannes che aveva lasciato le briciole e il festival di Toronto a rompere le uova nel paniere. La mia sensazione è stata in parte smentita grazie ad una selezione di film estremamente eterogenea, un film d’apertura molto forte e per nulla scontato e un discreto numero di opere minori assolutamente degne di attenzione. Un filo conduttore comune a tutti i film visti è il tema della solitudine; quella di un’astronauta persa nello spazio profondo, quella di un’anziana madre che non si rassegna a cercare suo figlio, quella del solitario tassista di l’arte della felicitá. Una solitudine che riflette i tempi incerti che viviamo, tempi di crisi economica ed esistenziale degli individui, una crisi che mina i rapporti e genera mostri, come nel terribile Miss Violence.
Un’edizione meglio riuscita rispetto alla precedente anche se persistono problemi diffusi, la penuria di star anche quest’anno penalizza tutto un’ecosistema che ruota attorno al festival e la stampa internazionale appare meno interessata alla manifestazione. La speranza è che si riesca ad individuare la formula per un maggiore equilibrio che, non senza fatica, la precedente gestione Muller aveva saputo trovare dando al festival una precisa dimensione purtroppo andata perduta con il passaggio di testimone.

Ma passiamo ai film che ho visto.

GRAVITY di Alfonso Cuarón

(USA-Gran Bretagna 2013)
con Sandra Bullock, George Clooney
gravity-movie-poster-closeupUn film complesso e sofisticato pur nella semplicitá disarmante della sua storia, due astronauti che dopo un incidente nello spazio vagano alla deriva lottando contro la morte. Una riflessione profonda sul senso della vita, sulla morte e sulla rinascita. Una scommessa pienamente vinta quella di Cuarón, che con abile maestria registica e grazie a spettacolari piani sequenza riesce a mescolare spettacolarità a riflessioni intime e profonde capaci di creare momenti di pura meraviglia cinematografica.

GERONTOPHILIA di Bruce LaBruce

(Canada, Francia 2013)
con Katie Boland, Moe Jeudy-Lamour, Nastassia Markiewicz, Mélodie Simard, Yardly Kavanagh.
geroUn giovane ragazzo con una particolare attrazione sessuale verso gli anziani e la sua storia d’amore con un paziente conosciuto nell’ospizio presso il quale lavora. Tanto basterebbe per far gridare allo scandalo, e invece il film di Bruce LaBruce sorprende per la delicatezza e la leggerezza con le quali riesce a trattare un tema spinoso che in altre mani avrebbe rischiato di cadere nella trappola del vouyerismo morboso.

WHY DON’T YOU PLAY IN HELL? di Sion Sono

(Giappone 2013)
con Tak Sakaguchi, Jun Kunimura, Shin’ichi Tsutsumi, Tomochika, Fumi Nikaidô, Hasegawa e Gen Hoshino
why-don-t-you-play-in-hell-fumi-nikaido-in-una-scena-283321Il film di Shion Sono è popolato da personaggi a metá tra il ridicolo e lo stupido, un gruppo di ragazzi che vogliono girare un film a tutti i costi spinti da una motivazione ai limiti del maniacale, un boss mafioso che vuole festeggiare l’uscita dal carcere della di lui moglie mettendo in piedi uno strampalato film interpretato dalla figlia… Un montaggio serrato e una violenza che non risparmia niente e nessuno sono le cifre stilistiche di un film divertente e riuscito, un tritacarne dal quale nessuno si salva, irresistibile.

L’ARTE DELLA FELICITÀ di Alessandro Rak

(Italia 2013)
l-arte-della-felicita-una-scena-del-film-di-alessandro-rak-283711Il film d’animazione di Alessandro Rak vede come protagonista un solitario taxista, le persone che incontrerá nel suo cammino lo porteranno a ritrovare la felicitá andata perduta assieme al suo amato fratello. Partendo da elementi autobiografici il regista costruisce un’opera intima e personale che trova dei limiti nei dialoghi a tratti verbosi ed eccessivi e nella parte finale, troppo appesantita da numerosi falsi finali; qualche taglio in fase di montaggio avrebbe donato al film maggiore fluiditá e leggerezza.

THE POLICE OFFICER’ S WIFE di Philip Gröning

(Germania 2013)
con David Zimmerschied e Alexandra Finder.

police_officers_wife1Ecco il titolo sul quale il festival si dividerá tra chi griderá al capolavoro e chi invece boccerá senza pietá un’opera che comunque la si voglia vedere non ammette mezze misure, o la si ama o la si odia.
Personalmente mi inserisco nel secondo gruppo; scegliere di raccontare una storia di violenza domestica in un arco narrativo di 3 ore e soprattutto suddividendo il film in 59 capitoli ottiene solo il risultato di frammentare la narrazione. Un pretesto puramente pretenzioso per tentare di dare al film un tocco di artisticitá laddove invece appare evidente solo la carenza di idee e di sintesi.

JOE

(USA 2013)
di David Gordon Green, con Nicolas Cage, Tye Sheridan, Heather Kafka.

JoeJoe vive da solo, il suo passato è misterioso ma sappiamo che ha avuto problemi con la legge. Un giorno si presenta da lui un giovane ragazzo a chiedere un lavoro, con lui l’anziano padre alcolizzato e violento. Un’altra storia di solitudine e violenza, il suo Joe (interpretato con sensibilità e bravura da Nicholas Cage) è un uomo vittima del suo passato, cerca di dare una svolta alla sua vita aiutando il ragazzo vittima delle violenze del padre ma non esita a ricorrere alla stessa violenza che cerca di combattere. Il ritratto un paese disperato, violento e senza più eroi, un bel film che rimette in carreggiata il desaparecido Cage.

PHILOMENA

(Gran Bretagna 2013)
di Stephen Frears, con Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark.

philomenaIl film segue le reali vicende di Philomena Lee, anziana signora alla ricerca del suo figlio, costretta a darlo in adozione da giovane, quando venne rinchiusa in un convento di suore a causa della sua condotta all’epoca considerata disdicevole. Una storia dolorosa trattata però con un tocco a tratti insolitamente ironico, impreziosita dalla superba interpretazione di Judy Dench, bravissima nel tratteggiare un personaggio complesso, dal cui sguardo apparentemente gelido e imperturbabile emergono dolori passati mai sopiti. Come fece anni fa il film Magdalene, anche questo getta luce su una vicenda vergognosa e pone la chiesa di fronte a precise colpe e responsabilità. Al momento il mio film favorito per il leone d’oro, coppa volpi alla miglior attrice seriamente ipotecata.

MISS VIOLENCE

(Grecia 2013)
di Alexandros Avranas, con Themis Panou, Eleni Roussinou.

miss-violence-recensione-posterIl film del greco Alexandros Avranas arriva come un pugno allo stomaco a scuotere le coscienze in una mostra al momento ancora alla ricerca del suo leone d’oro.
Si comincia con un compleanno, si festeggiano gli 11 anni della piccola di casa la quale, per ringraziare tutti della festa, pensa bene di suicidarsi gettandosi dal balcone. Si aprirá uno squarcio che rivelerá un pozzo di nefandezze e oscene violenze domestiche, narrate con luciditá chirurgica dal regista; atmosfere tese e ambigue che lasciano solo immaginare l’indicibile, mostrato soltanto nel finale in un crescendo di drammaticitá. Un film duro, figlio diretto della crisi che sta stritolando la grecia e i cui effetti sono visibili in tutto l’arco narrativo.

TOM À LA FERME

(Canada, Francia 2013)
di Xavier Dolan, con Caleb Landry Jones, Xavier Dolan, Mélodie Simard.

tom-a-la-ferme-venezia70-toronto38-xavier-dolan-01Tom ha appena perso il suo ragazzo in circostanze non meglio identificate; si reca a casa dei genitori di lui per i funerali e si scontrerá con una realtá ben diversa da quello che credeva. Nessuno è a conoscenza della loro relazione, tutti credono fosse fidanzato con una ragazza del posto e il fratello, l’unico a sapere della natura gay della relazione, minaccia tom per poi intrecciare con lui una relazione morbosa. Il film di Xavier Dolan inizia benissimo, viaggia a metá strada tra il drammatico con venature thriller, poi muta via via la sua forma, diventa a tratti commedia, a tratti horror. I personaggi seguono un’evoluzione che spesso lascia interdetti per l’assurdità di alcune situazioni, anche i dialoghi sovente sfiorano il ridicolo e si fa fatica a capire che tipo di direzione il film voglia prendere. La sensazione è quella di una grossa occasione sprecata… quando si dice, meno è meglio.

THE ZERO THEOREM

(USA, Gran Bretagna 2013)
di Terry Gilliam, con Matt Damon, Christoph Waltz, David Thewlis, Peter Stormare, Tilda Swinton.

???????????????????????????????Qohen Leth è ossessionato dal suo lavoro, è solitario, ha problemi a relazionarsi e vive dentro una chiesa abbandonata, in un futuro non meglio identificato. Il suo unico scopo è quello di scoprire il senso ultimo della vita, il perchè della sua esistenza e attende una telefonata che possa rivelargli tutto questo. Il nuovo film di Terry Gilliam ci restituisce il regista ai suoi massimi livelli visionari, ci troviamo dentro un incubo estremamente affascinante e nonostante il film impieghi un po’ troppo ad ingranare è impossibile non rimanere affascinati da questa opera disperata e filosofica. Nell’era dei sentimenti virtuali e delle relazioni virtuali la felicità è data solo dalla serena accettazione della propria solitudine.

NIGHT MOVES

(USA 2013)
di Kelly Reichardt, con Dakota Fanning, Peter Sarsgaard, Jesse Eisenberg.

18_Night-Moves_640-480_resizeUn gruppo di ambientalisti radicali mette a punto un attentato per far esplodere una diga idroelettrica focalizzando così l’attenzione pubblica sul tema ecologico. Il tema ambientalista poteva anche essere interessante, purtroppo però l’ambizione naufraga in una messa in scena piatta e le venature thriller che Kelly Reichardt vorrebbe imprimere all’opera non hanno la sufficiente presa emotiva. Il ritmo latita e le interpretazioni poco convinte rendono il film freddo e poco avvincente.

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