Venezia 76, CARO DIARIO…

Foto dal lido di Venezia 76

Anche quest’anno, dopo qualche giorno dalla fine del festival e recuperate energie, appunti, ironie e malinconie di fine estate, noi di Fuoridicinema M(arzia) e F(rancesco) abbiamo messo insieme un diario della Mostra del Cinema di Venezia, la numero 76. Partita in pompa magna e finita a tarallucci e vino, con un red carpet mai così stellare, può definirsi certamente un’edizione “storica” per il Leone d’Oro ad un personaggio dei fumetti. Seguiteci qui sotto, e se ci siamo dilungati scusateci, la sintesi quando si raccontano cose belle è pura utopia.

 

Mercoledì 28 agosto ///La Veritè di Hirokazu Kore-eda

 

F: Si parte con tante aspettative ma anche con qualche perplessità (relativa al rischio di occidentalizzazione del maestro giapponese), la cosa strana è che nè le une nè le altre vengono spazzate via al termine della proiezione. La Veritè è un gran bel film, reso ancora più nobile dalla sontuosa interpretazione di Catherine Deneuve, ma alla fine tocca anche ammettere che del cinema di Kore-eda resta molto poco, forse solo l’apertura e la chiusura con due splendidi scenari alberati inquadrati dall’alto. Se non avessi saputo chi era l’autore del film ne avrei tranquillamente attribuito la paternità ad Olivier Assayas, applaudendolo. Voto 7,5

M: Primo film in concorso con due mostri sacri come Juliette Binoche, che vorrei mi indicasse dove si comprano quella classe e quei vestiti, e Catherine Deneuve, che è Catherine Deneuve. Un film bellissimo, solo apparentemente semplice e già visto, che offre infiniti spunti di riflessione su noi stessi e sulle persone intorno a noi. Cosa è la verità? Sappiamo davvero riconoscerla? La risposta è chiaramente no. Protagoniste le sfumature dell’animo umano, in un sussurrato dispiegarsi di rapporti interpersonali: tra madre e figlia, tra attrici, amicizie, generazioni e ricordi, tra finzione e realtà, tra bambine e tartarughe. Un film corale che lascia grande spazio a momenti di commozione per la recitazione sublime della Deneuve, una snob-cinica-spietata-adorabile-vanitosa Fabienne, e per battute come: “Mai fidarsi di una donna che ama i gatti” (tanti i dialoghi da annotare con carta e penna). Rivali, amanti, complici, si riconciliano poi in un ballo finale che è come un lungo sorriso, un aprire il vaso dei sentimenti e danzarci attorno. Facile ricordare qua e là Margo Channing, la sempreverde Bette Davis di All about Eve.

Catherine Deneuve e Juliette Binoche

 

Giovedì 29 agosto /// The Perfect Candidate di Haifaa Al-Mansour

 

F: Peccato. Il ritorno in patria della regista de La bicicletta verde segna un deciso passo indietro dell’autrice che continua con grande coerenza il suo percorso di affermazione della figura femminile ma finisce col mettere in scena un’opera davvero troppo modesta per meritare un posto nel concorso ufficiale. La simpatia di qualche personaggio e l’importanza del tema ne rendono, a tratti, piacevole ed interessante la visione, ma per la Mostra serviva tutt’altro. Voto 4,5

M: Un film importante sull’empowerment femminile che ci mostra i passi che i diritti delle donne stanno facendo. È la prima e unica regista donna dell’Arabia Saudita, un Paese in cui non esistono sale cinematografiche. “L’unica possibilità che abbiamo per vedere un film è guidare chilometri e chilometri, fino ad arrivare in Bahrain. Oppure ci sono i dvd e le proiezioni private” aveva raccontato anni fa Al-Mansour. Almeno ora le donne possono guidare in Arabia Saudita, e anche nel film. Leggevo questa intervista che comincia così: Quanto è stato importante per lei realizzare un film in Arabia Saudita, che parla del Paese stesso, senza doverlo fare clandestinamente nascondendo l’attrezzatura in un furgone? Brava.

 

Giovedì 29 agosto /// Marriage Story di Noah Baumbach

 

F: Ecco il ciclone che si abbatte sul festival. Noah Baumbach parte subito forte, i primi 10 minuti del film sono un diluvio di lacrime ed un continuo tuonare di risate, ma tenetevi forti, questo è solo l’incipit di un film che per due ore tiene gli spettatori in precario equilibrio tra dramma e commedia. Scarlett Joahnsson contro Adam Driver è anche LA contro NYC nel racconto di una crisi coniugale dai risvolti tanto teneri ed umani quanto aspri ed impietosi. A fine proiezione Marzia si sbilancia e azzarda una doppia Coppa Volpi ai due meravigliosi interpreti, io la freno e le ricordo che questa cosa è accaduta qualche anno fa proprio con Adam Driver protagonista di una ben più tragica crisi coniugale al fianco di Alba Rohrwacher in Hungry Hearts di Saverio Costanzo. Una curiosità però mi rimane: che aria tira a casa Driver? Voto 9,5

M: Film meraviglioso e devastante. Qualcuno lo ha definito il nuovo Kramer vs Kramer. Dopo i titoli di coda sono rimasta in silenzio per un po’ per poi esclamare “per me il festival finisce qui” (lo dico ogni anno almeno una volta il primo o il secondo giorno). E invece purtroppo è continuato, con Ad Astra starring Brad Pitt. Se solo avessi avuto più disciplina.

Scarlett Joahnsson in Marriage Story

Adam Driver in Marriage Story

Giovedì 29 agosto /// Ad Astra di James Gray

 

F: Certo, gli organizzatori avranno pensato che dopo le forti emozioni di Marriage Story agli spettatori sarebbe servito un tranquillante, ma effettivamente hanno esagerato con il dosaggio proponendoci il soporifero film di James Gray, in cui, a dirla tutta, neanche Brad Pitt ci fa una bella figura. Per me il peggior film del concorso, l’unico film per il quale mi sono davvero pentito di essere entrato in sala. Voto 3

Brad Pitt in Ad Astra

 

M: Ad Astra. B di boh. P di perché. U di Un altro film uguale a tutti gli altri film uguali a questo? Ci sono diversi riferimenti visivi a Gravity ma questo non salva Ad Astra, anzi. Brad Pitt, Roy, l’ennesimo astronauta belloccio con problemi esistenziali, viene inviato su Nettuno quando avrebbe solo bisogno di un bravo life coach. Raggiunge massimo 80 battiti al minuto e pare non esista persona più calma sulla terra per questa missione spaziale il cui scopo è salvare l’umanità, ma anche ritrovare un padre pazzo che sembrava morto e invece sta su Nettuno, a farsi crescere barba e odio verso gli umani. Dopo un inizio promettente con una specie di far west sulla luna (dove hanno aperto un aeroporto e la catena Subway ad esempio) i battiti che noi raggiungiamo vedendolo all’opera sono tra i 20 e i 25 tendente a zero. Durante il film pensavo solo a due cose: al suo naso, che non avevo mai notato fosse così piccolo, e a Marriage Story, che appena comincia sembra Io e Annie e poi diventa il film più bello del concorso. Forse è solo capitato male, come quelle che che devono fare un provino subito dopo la Magnani.

 

Brad Pitt in Ad Astra

 

Venerdì 30 agosto /// Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone

 
F: Quarta volta di Martone in concorso a Venezia nei miei dieci anni alla Mostra. Tra noi non c’è mai stato grande feeling, al punto che lo scorso anno addirittura uandai via dalla proiezione di Capri Revolution (commettendo un grave errore, lo ammetto) prima ancora che iniziasse. Questa volta non ho dubbi ed il film mi ripaga con grande generosità. Regista ed attori sanno passare con disinvoltura dal teatro al cinema (e viceversa) regalandoci un’opera contemporanea che, nel segno di Eduardo, rimane ben distante dalle ricorrenti rappresentazioni gomorristiche. Voto: 7,5

M: Saltato Marrone, di malavita napoletana e mortiammazzati – al 90% solitamente mono-tema dei film italiani alla mostra – faccio anche a meno ogni tanto. Mi fido di Francesco e 7, 5 anche per me.

Programma venezia 76
 

Venerdì 30 agosto /// J’accuse di Roman Polanski

 

F: Penso proprio che sia un gran film. – Pensi? – Eh si, se un film lo vedi dal posto nell’angolo a destra della prima fila della Sala Darsena (un paese di 1400 abitanti) difficilmente puoi godertelo come merita. Comunque, bravo Roman, non ti curar di lei, ma guarda e passa. Voto 8


 

Sabato 31 agosto /// Ema di Pablo Larrain

 

F: “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo”. Esco dalla sala canticchiando questa canzone che sembra sintetizzare i miei diversi stati d’animo durante la visione del film, con una prima parte in cui mi chiedo che fine abbia fatto uno dei miei autori preferiti ed una seconda in cui il film improvvisamente decolla e riesce a regalarmi almeno in parte le suggestioni che attendevo. Ops, anche qui c’è una coppia in crisi, ma il loro rapporto si sviluppa su un piano fatto di ambiguità e seduzioni. Più che le anime sono i corpi a parlare: quello di Mariana Di Girolamo lo fa decisamente meglio di quello di Gael Garcia Bernal che per lunghi tratti è legnoso e inespressivo. Voto 6,5

 

M: Ema sono andata e vederlo a fine giornata, con gli occhi semichiusi dalla stanchezza, correndo per accaparrarmi l’ultimo posto in una sala strapiena di gente che da Pablo Larrain si aspetta il massimo. In realtà è stato uno dei film in concorso che ha diviso di più, vittima di quell’effetto sorrentiniano per cui si passa da chi grida al “capolavoro” a chi grida “scandalo/cagata epocale/peggior film” di Larrain. Non direi forse capolavoro ma certamente ho pensato ad un Leone d’oro, almeno perché diverso in maniera unica dai tanti film visti alla mostra. Ema è eros, roller coaster a ritmo di reggaeton, la rabbia e la vita che esplodono nelle strade e nei letti di Valparaíso. Il corpo è espressione di libertà, mezzo per costruire e distruggere. Ema è come un bungee jumping dopo 15 giorni a letto con la varicella, un film incendiario in tutti i sensi che è riuscito a confondere non pochi spettatori in sala. Belle le ambientazioni, ho adorato la colonna sonora. Mariana Di Girolamo meritava un premio, iconica figura femminile e femminista. Gael Garcia Bernal non l’ho trovato affatto male come dite. Anzi anzi anzi. Almeno il trailer è da vedere.

Sabato 31 agosto /// Joker di Todd Phillips

 

M: Date un Leone d’oro a questo film! Ah l’hanno già fatto. Joaquin Phoenix da brividi, uno spettacolo che fa del suo corpo e del suo volto gli unici “effetti speciali” di cui si ha bisogno.

F: Marzia, la bellezza del film è indiscutibile, ma non pensi che per un Festival come Venezia debbano valere criteri di selezione un po’ differenti? Nei nostri pronostici, pur riconoscendo Joker come capolavoro, non abbiamo mai creduto che potesse ricevere il Leone d’oro perché eravamo quasi certi che fosse la giuria a tracciare quella linea di separazione tra mondo festivaliero e grande industria che, a mio avviso, avrebbe invece dovuto tracciare Barbera in fase di selezione (il film meritava di essere presentato come evento inaugurale fuori concorso). Ci siamo sbagliati e così in pochi anni siamo passati da Faust e Sacro Gra, dal piccione di Roy Andersson, Desde allà e la fluviale opera di Lav Diaz a The Shape of water e Joker, rischiando di vedere smarrita l’identità della Mostra. Voto al film 9,5 – Selezionatori e giurati: rimandati a settembre (quello di Venezia 77).

M: Sai che sono d’accordo e che sono partita parecchio prevenuta sulla presenza del film in concorso. Sicuramente il festival è cambiato ma di fronte a grande cinema come questo tutti i discorsi cadono. Insomma ho cambiato un po’ idea, Francesco :*

Joker di Todd Phillips


 

Domenica 1 settembre /// The Laundromat di Steven Soderbergh

 

M: Ricordo di aver sbagliato sala ed essere arrivata 15 minuti dopo l’inizio del film. Entrata come i ladri che entrano al buio con la torcia e in fila indiana, il terribile posto rimediato era in seconda fila superlaterale accanto ad un – forse – cinese – dall’aria galante. In realtà ha passato tutto il tempo con un dito nel naso mentre Meryl Cinema Streep in versione pasionaria – e non solo -giganteggiava come sempre, stavolta addirittura in prospettiva col punto di fuga ad ovest dello schermo. Eppure me lo sono proprio goduto… con cast stellare, il film è un’opera divertentissima e intelligente sulle nefandezze legate ai Panama Papers, che – sigh – uscirà solo su Netflix. Bello, ma dopo questo avevo già assegnato 4 Coppe Volpi femminili. Calma.

F: Ah, questa cosa dei 15 minuti di ritardo non me l’hai mai detta, io invece ti ho confessato di aver dormito un bel po’ tra il capitolo 2 ed il capitolo 4. Forse è per questo che il film me lo sono goduto poco o forse anche perché io con le questioni finanziarie me la cavo sempre piuttosto male, benché Soderbergh affidi questi “spiegoni” all’irresistibile duo Antonio Banderas/Gary Oldman. Su Meryl Streep invece volevo dire… Vabbè non ti voglio fare arrabbiare. Film sicuramente da rivedere, perché penso che Soderbergh sia uno che con il cinema ci sa fare come pochi. Voto (provvisorio) 6,5

Conferenza stampa con Meryl Streep

 


 

Domenica 1 settembre /// Wasp Network di Olivier Assayas

 

F: Certo se Kore-eda ruba l’anima ad Assayas a quest’ultimo non resta che fare il film di qualcun’altro. Il problema è che il bravo regista francese si reincarna in un autore anonimo e senza pretese che rende con modalità da action movie una pagina di Storia cubana che certamente avrebbe meritato una narrazione meno patinata. Intrattenimento e nulla più. Voto 5

M: L’ho perso perché non ero in vena di spie cubane e intrighi politici (mai) e dopo il red carpet di Penelope ho ripiegato su questo film Rialto, ispirata dal titolo e dalla trama. Però boh Trailer

 

Lunedì 2 settembre /// No. 7 Cherry Lane di Yonfan

 

M: quueeesssttooo fffiiilllmm diii aniiimaaazioooneeeee vaaaa deeescriiitttoooo mooolttoooo piaaaanooooo. Affffasscinanteeeee, seeduuuceenteeeee, leeeentoooo. Le cose lente sono belle, è il film che forse mi è rimasto più in testa visivamente, ho avuto nostalgia di certe immagini già ai titoli di coda. Leone d’oro per la sceneggiatura per me meritato. Che charme già dal trailer

F: Ha detto tutto lei.. con i tempi giusti. Premio meritatissimo (magari alla regia più appropriato che alla sceneggiatura), ma per Yonfan io avrei istituito anche il Leone di platino per la simpatia. Certamente il più bel personaggio della Mostra. Voto 7,5


 

Lunedì 2 settembre /// Martin Eden di Pietro Marcello

 

F: Chi conosce Pietro, intendo l’uomo prima ancora che l’autore, sa che in questo film c’è tutta la sua coerenza intellettuale oltre che tutto il suo sconfinato talento artistico. In Martin Eden si respira il profumo de La bocca del lupo e di Bella e perduta, ma niente è copia o citazione di qualcosa di già detto. Martin Eden è un’opera rivoluzionaria, lo è per lo spirito che anima il marinaio che attraverso la cultura si affranca e si fa pensatore libero e indomabile, ma lo è anche per il cinema italiano che aveva un enorme bisogno della forza espressiva di questo giovane visionario. Tre bellissimi contrappunti musicali caricano subito di energia lo spettatore ed insieme ad alcuni dettagli scenografici rendono l’opera libera da ogni presunta collocazione temporale. Luca Marinelli è senza dubbio l’unico Martin Eden possibile. Voto 9,5

M: Voglia e’ turnà ❤️

Articolo su Martin Eden


 

Martedì 3 settembre /// The painted bird di Vaclav Marhoul

 

F: Il film più discusso e divisivo della Mostra è senz’altro questo. Chi lo aveva visto il giorno prima in proiezione stampa ne parla malissimo, tendendo a sottolineare esclusivamente la violenza brutale ed efferata portata in scena dal regista ceco, ma la visione in Sala Grande restituisce al film la dignità che merita. L’orrore non ha bandiere né uniformi e neppure sesso, in un mondo abbrutito dal secondo conflitto mondiale l’orrore appartiene un po’ a tutti. Gli occhi di un bambino se ne fanno testimoni, il suo corpo se ne fa carico, alla fine il suo cuore sembra indurito al punto di essere pronto a farsene interprete anch’egli, ma dopo tanto vagare, di orrore in orrore, l’ultimo incontro può chiudere un cerchio e rappresentare il ritorno alla vita. Meravigliosa la fotografia in b/n di un’opera girata in 35 mm. La sala risponde con un’interminabile ovazione, la giuria invece non si commuove ma la presenza del film nel palmares finale sarebbe stata, a mio avviso, assolutamente legittima. Voto 8

M: Diciamo anche che ci avevano preparato a violenza estrema e gli occhi me li sono coperti più volte, giusto per non sbagliare. Tu Francesco? Rispetto ad altre persone la nostra esperienza è stata una passeggiata, i soliti fortunati. Le persone che hanno abbandonato la sala sono state 65, ma credo di più. Bello, mai come il momento degli applausi a regista e cast però. Davanti a me compare una donna con coroncina e occhiali da sole. Ecco il mio Leone d’oro, si chiama Argentina.

 

Martedì 3 settembre /// About Endlessness di Roy Andersson

 

M: Non è piaciuto a tanti, non è piaciuto ad altri ancora il premio per la miglior regia. Io so solo che questo “Il piccione 2” come lo hanno definito ha fatto ancora una volta centro. Potrei anche dire “c’entro” perché ci sono entrata con tutte le scarpe da allacciare sotto la pioggia (riferimento al film, scusate). Le scene si asciugano, i personaggi pure, tutto è minimal e color del nord, crema, blu, beige grigio, piombo. Non ci dirà nulla di nuovo ma lo sguardo di Andersson è scoperta continua, un continuo voler sapere cosa ci sarà nella prossima scena, su quale questione esistenziale punterà i riflettori. About Endlessness” è una riflessione sulla fragilità umana, sulla finitezza della vita, sulle incomprensioni, la mancanza di fede, la mancanza. Ha visto una donna che credeva che nessuno la stesse aspettando. Piccole storie universali in cui è difficile non riconoscersi, ma facilissimo sorriderne con un po’ di magone: quella mattina ero felicemente triste.

F: Amo Roy Andersson, ma confesso che stavolta mi ha convinto molto meno. Ne ho certamente amato il sapore lirico e malinconico, ma ho riso (amaro) molto raramente. Soprattutto ho sofferto l’esasperata frammentazione del racconto, modalità espressiva tipica del suo cinema ma resa in passato molto più frubile grazie ad una più articolata costruzione della scena. Detto ciò, ogni volta che sento parlare Marzia del film mi viene una gran voglia di rivederlo ed un po’ comincio ad amarlo insieme a lei. Voto 6,5

Martedì 3 settembre /// Guest of Honour di Atom Egoyan

 

M: Mi ha ricordato la torta fatta da Rachel in un episodio di Friends quando due pagine del libro di ricette erano incollate tra loro: mezzo English Trifle con crema e lamponi e mezzo Sheperd’s Pie (pasticcio di carne). Dal sapore inguardabile mentre scuotevo la testa e sognavo un Campari.

F: Le avevo detto io di andarlo a vedere perché, per quanto fosse un film assolutamente inappropriato per il concorso, almeno si lasciava vedere come opera da salotto di casa, tipologia di film che talvolta, a tarda sera a Venezia, mette al riparo da profonde dormite. Niente da fare, non l’ho convinta, anzi forse ha convinto lei me che questo consiglio me lo potevo risparmiare. Resta però intatta la simpatia per il personaggio interpretato da David Thewlis. Voto 5

Mercoledì 4 settembre /// Babyteeth di Shannon Murphy

 

F: L’adolescente malata terminale che negli ultimi mesi di vita incontra la leggerezza e la libertà grazie ad un ragazzo profondamente diverso da lei: questo ormai è diventato un nuovo genere cinematografico e molto ampia è la produzione recente di opere sul tema. Con queste premesse perde di ogni efficacia la pur buona rappresentazione in chiave dramedy che ne fa la giovane regista australiana Shannon Murphy. La caratterizzazione del mondo degli adulti risulta più efficace di quella dei ragazzi e forse proprio per questo sorprende l’assegnazione del premio Marcello Mastroianni, per il migliore interprete emergente, a Toby Wallace. Voto 6,5

M: La storia d’amore tra adolescenti con malata terminale. Arrivo


 

Mercoledì 4 settembre /// Saturday Fiction di Lou Ye

 

F: È il giorno della tradizionale fuga a Malamocco (“Morte a Venezia”, ma anche “C’è vita lontano dal Palazzo del Cinema”). Spiace per Gong Li, ma per questa fumosa spy story non c’è tempo e forse nemmeno voglia, soprattutto dopo le prime indicazioni raccolte a colazione al Bar Bepi.


 

Giovedì 5 settembre /// A Herdade di Tiago Guedes

 

F: Rete 4, fascia preserale, ovviamente suddiviso in puntate. Ecco, questa sarebbe stata la giusta collocazione di quest’opera portoghese che sfiora le 3 ore. Voto 4

M: “France’, sono in ritardo e non c’ho troppa voglia, senti ma si vede Lisbona?” Al “No, stanno in campagna” ho ordinato il secondo caffè. Perso con dispiacere.


 

Giovedì 5 settembre /// Gloria Mundi di Robert Guédiguian

 

F: Il clan dei marsigliesi mette a segno la rapina perfetta portando a casa la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Premesso che io voglio veramente molto bene a Robert Guédiguian ed a quel formidabile trio ( che spesso si fa triangolo amoroso) composto d Arianne Ascaride, Jean Pierre Darroussin e Gerard Meylan, qualcuno dovrebbe però spiegarmi come è possibile che nell’anno di un’immensa Catherine Deneuve e di una straripante Scarlett Johansson il premio sia andato all’Ascaride, brava protagonista di un film essenzialmente corale. Tutto ciò ovviamente non toglie meriti ad un film che riprende la poetica degli uomini e delle donne di Guédiguian, aggiungendovi la spietatezza ed il cinismo dei figli. Voto 7

M: Concordo Francesco, per la Coppa Volpi femminile speravo altro, visto che ne avevo assegnate già 4 non è facile descrivere la delusione. Una curiosità, durante la conferenza stampa di Gloria Mundi, Ariana Ascaride ha intonato: “Avanti popolo alla riscossa bandiera rossa, bandiera rossa”. Film che mi ha tenuta sveglia e viva dall’inizio alla fine, da vedere.


 

Venerdì 6 settembre /// La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco

 

F: Ehi Maresco, non fare il furbo, ti avranno anche dato il premio (non so perché) ma io su questo Belluscone bis (a questo si riduce il film) avrei molto da ridire. Tutto ‘sto scetticismo a che serve? Ok, qualcuno ti avrà detto che non gliene frega niente della commemorazione di Falcone, ma siamo sicuri che non stati molti di più quelli che ti hanno dato una risposta diversa e tu non li hai montati nel film. Hai scelto Letizia Battaglia come guida della prima parte del viaggio, la sua “dichiarazione d’amore” a Leoluca Orlando è molto bella, ma non hai pensato che se Orlando è sindaco di Palermo forse quella dichiarazione d’amore appartiene alla maggioranza dei palermitani? E poi perché continui a proporci Ciccio Mira? Certo fa ridere tanto, ma di una personaggio come lui non era meglio parlarne una volta e poi tacerne per sempre? Vabbè, mi fermo qua, così ti evito la polemica sulla polemica su Mattarella. Voto: 6

M: Il film del cinico Maresco invece a me è piaciuto, ci si indigna, ci si vergogna, si ride tanto, amaramente. Sono riuscita a vederlo in sala grande e va detto che con la giusta energia i film in sala grande se già belli diventano bellissimi, se mediocri diventano sufficienti. La Mafia non è più quella di una volta è forse l’italiano che ho preferito, sarà che alla fine eravamo tutti in piedi emozionati per Letizia Battaglia, presente in sala. Prima di entrare ho condiviso un pezzetto di spazio con Giacomino di Aldo, Giovanni e Giacomo. L’incontro più inatteso, un naso indimenticabile, altro che Brad.

 

Venerdì 6 settembre /// Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra

 

M: Waiting for la seconda parte del film, nettamente più interessante, ma fuori infuriava la tempesta e uscire dalla sala era un regola categorica quest’anno: NON SI FA. DISCIPLINA. Visivamente molto bello, però lento e poco incisivo. Grande cast ma nel giorno di Maresco, quest’opera di Ciro Guerra non ha lasciato segni se non quelli nel deserto e quelli di Johnny Depp a cui voglio benissimo.

F: La complessità del personaggio di Jack Rylance e la meravigliosa fotografia meritano certamente una menzione, ma per un’ora abbondante si fa fatica a stare svegli. Johnny Depp appare in buona forma, ma non fa la differenza. Voto: 6

 

 

Altre cose belle accadute: i Leoni D’Oro alla Carriera per Pedro Almódovar e Julie Andrews, l’arrivo dei due papi di Sorrentino (al Lido anche l’enorme John Malkovich), flirtare con lo schermo se c’è Jude Law, gli spritz corretti alla Mary Poppins.

 

Infine un po’ di polemica e saggezza dei giovani che rallegrano il red carpet con annotazioni severe ma legittime. Come ogni anno è stato il miglior festival, come Sanremo, ma l’anno prossimo sarà ancora meglio. Ci vediamo a #VENEZIA77

ciao

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