Yesterday. E se tutto il mondo avesse dimenticato i Beatles?

Yesterday è una commedia un po’ bizzarra, genuina e divertente. E’ inglese ed è di Danny Boyle.

 

scena del film yestarday

Lo spunto del film lo fornisce uno strano incidente tra un autobus e la bicicletta del nostro protagonista – Himesh Patel – uno sfigatissimo musicista che si risveglia, dopo l’impatto,
in un mondo che non conosce e non ha mai conosciuto i Beatles e la loro musica. Solo lui sembra ricordarla.
Il film è una divertente serie di paradossi in un mondo in cui l’assenza della musica dei Beatles lo rende solo più triste e più vuoto. La sceneggiatura, romantica e confortante, è di Richard Curtis, che ha firmato sceneggiature di film di successo come “Quattro matrimoni e un funerale”, “Il diario di Bridget Jones” e “Notting Hill”.

Ho visto il film come spettatore che si diverte con la commedia inglese, adora da sempre la musica inglese ed è intimamente convinto che i Beatles siano stati il fondamento della rivoluzione nella musica occidentale nel secolo scorso. E non esagero. Ho conosciuto la musica dei Beatles nel 1980, l’anno più triste. I quattro proiettili che spensero il genio di John Lennon, rimbalzarono in tutti gli angoli del mondo, impressionando, intristendo, ferendo tutti gli adolescenti dell’epoca, con una forza esplosiva.

E in un’epoca senza i social, i Beatles, che non suonavano più insieme da un decennio, tornarono prepotentemente tra le classifiche musicali, nei juke-box, sugli scaffali tra i vinili. Anche sul mio.
I miei genitori, amanti di Gianni Morandi e Massimo Ranieri, investirono un piccolo patrimonio per regalarmi a Natale la loro intera discografia. Le mie orecchie e il mio cuore si riempirono delle melodie e delle parole di Hey Jude e di Let it be, di Eleanor Rigby e di A day in the life. Il mio inglese migliorò con lo studio dei loro testi, le immagini oniriche di Sgt. Pepper’s mi fecero sognare. Comprai libri e non perdevo un documentario televisivo sulla loro musica. Presi a seguire le performance di John e Paul come solisti, ma con minore interesse. Fui travolto dalla beatlemania… 10 anni dopo!

scena del film yestarday

Un film, che vagamente “tocca” i Beatles, ancora oggi, raccoglie il mio immediato interesse. Quindi era giusto e onesto informare dei miei condizionamenti.
Yesterday è un film sincero, spensierato, a tratti mieloso e forse non riuscitissimo, ma divertente. Utilizza l’espediente dell’amnesia collettiva sui Beatles e la conseguente totale assenza di ogni loro influenza nella vita quotidiana, per parlare dei sogni dei ragazzi, di chi crede nella forza della musica e nella sua capacità di arrivare a tutti e di cambiare un po’ tutti. Il ragazzo che eredita il patrimonio musicale dei Beatles ha paura ad usarlo. Non si sente all’altezza. E’ un onesto, che si fa tanti scrupoli prima di recuperare e suonare quei capolavori. E’ la gioventù, piena di vita e che sa sognare, lontana dalle prigioni mentali del mondo adulto.

La musica non è sua, non dovrebbe godere del successo che ne porta. Vorrebbe suonare il pezzo che ha scritto. Crede nell’onestà intellettuale. Divertente è seguirlo mentre ricostruisce con la sua memoria i brani dei Beatles, ne recupera le parole e i suoni e subisce la frustrazione di chi vuole cambiarne il testo. Esilarante l’intervento di un gigionesco Ed Sheeran, che viene colpito dalla presunta bravura di questo giovane sconosciuto song-writer, ma non rinuncia a consigliargli di cambiare il titolo di Hey Jude in Hey Dude.


Il successo arriva travolgente. Ma non è più divertente, il sogno si perde nelle logiche di sistema dell’industria musicale. Le buone idee o semplicemente quelle più poetiche sono sostituite dalla banalità del meccanismo del profitto. Grottesca è la riunione di un affollatissimo ufficio di marketing, pronto a cavalcare il successo del giovane, ma inadeguato a comprendere la poesia. Ridicolo è l’entusiasmo dei “geni” del marketing, nel sostituire la copertina del “White Album”, con il banale minimalismo di una foto in bianconero sovrascritta o la bocciatura dell’idea di attraversare la strada in Abbey Road.

Gli autori portano lo spettatore a percepire la frustrazione della poesia e della creatività rivoluzionaria, nei confronti del falso, dell’omogeneo e della normalizzazione, in nome del dio denaro.
E l’amore. Quello puro e profondo della ragazza, amica dalle scuole medie, l’unica ad aver creduto in lui sempre e innamorata di lui da sempre. Tanto da lasciarlo andare quando il successo esplode. Ma la musica dei Beatles è amore e poesia,. la stessa musica lo porterà a Liverpool per “sentire” i luoghi che tanto hanno significato – Strawberry Field e Penny Lane, scoprirne le emozioni. La musica lo porterà su una spiaggia solitaria e uggiosa, ma accogliente e familiare, dove il personaggio chiave, vivo grazie al paradosso dell’intera storia, gli spiegherà il senso
della poesia dei Beatles.

scena tratta dal film yesterday

Il ragazzo recupera la sua onestà intellettuale e soprattutto capisce di aver regalato al mondo nuovamente la bellezza della musica dei Beatles. Di averlo dovuto fare per restituire colore al mondo. Che il mondo ha bisogno dell’happy end. Suonare sul tetto del Pier Hotel sulla spiaggia del paesino da cui era partito, davanti a migliaia di persone è la citazione più divertente del film: i Beatles sul tetto della Apple. Ed è lì che capirà che, semplicemente, “All you need is love”.

 


 

di Alfonso Cantelli

La mia città con le sale cinematografiche nel centro storico. Il corso immerso nel passeggio, i giardini di verde e i chioschi di giornali. Matinée, fumo, manifesti disegnati e sedie di legno.
Le grandi multisale, l’odore persistente di popcorn e glassa, i led e la luce triste. Ieri e oggi, sempre tutti insieme tra colori e suoni, e sempre difronte a un lenzuolo bianco, pieno di luce.
Il cinema mi ha sempre attratto. E mi ha sempre attratto la magia di tanti sconosciuti insieme, che piangono e che ridono. Ognuno aspetta qualcosa, ognuno cerca qualcosa. Io tra loro.
L’emozione del paesaggio immenso, la luce acida e la poesia del bianco e nero. Al Pacino e Dustin Hoffmann. Scorsese e Altman. Kubrick e Peckinpah. La colonna sonora. Troisi e Moretti. Leone e Fellini. Ken Loach, Woody Allen e Almodóvar. Il dialogo, il suono, la fotografia, l’architettura e il design. Tutto insieme. Tutto in armonia. Tu nelle altre vite.
Come faccio a non amare il cinema? Come faccio a non rivedermi “Un uomo da marciapiede?”

 

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